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I pezzotti della Valtellina

La storia di un allegro tappeto viene dall'artigianato alpino, un oggetto che, da un uso povero, è divenuto un pregiato oggetto d'arredo domestico.

I pezzotti Valtellina
Courtesy of©Dani4P/WikipediaCommons
I pezzotti Valtellina
In Valtellina è la montagna a far da protagonista con quei paesaggi mozzafiato che hanno portato gli abitanti a fare tesoro di cotanta bellezza sfruttando al massimo le risorse di quella terra, a volte ostile, al fine di fronteggiare la fame e le rigide temperature. Si tratta per lo più di prodotti poveri come il Pezzotto, un tappeto di origine contadina realizzato in tessuto molto resistente, un’arte diffusa in quel di Arigna e Ponte in Valtellina, paesi che hanno sempre goduto di una grande notorietà per quest’attività che si tramanda di generazione in generazione e continua ad arredare le abitazioni alpine e non solo.

LA TRADIZIONE Sono diverse le tesi che cercano di spiegare le origini del pezzotto: se da una parte c’è chi sostiene che l’arte della tessitura sia un'abilità introdotta dagli Arabi, c’è anche chi preferisce associarla alla presenza dei monaci Umiliati che, intorno al XII e XIII secolo, si stabilirono in quel di Castionetto di Chiuro e, con le loro grandi doti, diffusero la tecnica della lavorazione dei tessuti. A prescindere dalla teoria più accreditata, sicuramente quest’antico mestiere ha alle spalle una storia centenaria che racconta quei tempi in cui le donne, abilissime tessitrici, durante la stagione invernale si munivano di tutti gli strumenti del mestiere per creare tappeti di dimensione varie. Si ricordino le "pelorsc", i teli caratterizzati da un resistente ordito di canapa ed una trama di ritagli di pezze e stracci un tempo sfruttati per i sacchi del grano saraceno, riscaldare gli animali negli alpeggi o ancora per seccare il grano o i legumi. Il lavoro corrisponde a quello che, oggigiorno, si direbbe una sorta di patchwork, ritagli di stoffe riciclati e lavorati al fine di dare una nuova vita a tessuti di scarto, vecchi abiti, stracci e pezze etc. tagliati a strisce e poi tessuti. Si tratta di un capo umile, un’arte ereditata dalle nonne, un lavoro dettato da necessità, da quell’abitudine di non gettare via ma fare tesoro di ogni strumento a propria disposizione per un nuovo ed intelligente uso. Quello che un tempo era un lavoro vero e proprio, oggi non ha lo stesso valore ma, fortunatamente, a differenza di molti altri antichi mestieri, non è caduto nel dimenticatoio, viene tenuto in vita dalle donne del posto che, durante i ritagli di tempo, esercitano la professione ma con una piccola variente rispetto al passato: ai materiali poveri si sostituiscono prodotti di prima qualità provenienti dalle tessiture di Biella, Prato e della Brianza.

LE CARATTERISTICHE Il lavoro che c’è alla base della produzione dei pezzotti è decisamente lungo ed impegnativo e richiede, da parte delle tessitrici, molta pazienza e anche tanto tempo, motivo per cui la lunga inattività invernale si rivelava il periodo ideale. Partendo da materie prime povere di origine naturale come il cotone, la lana o il lino e avvalendosi esclusivamente di telai in legno a quattro pedali prima e due dopo, si lavoravano i fili di canapa che, una volta combinati ad una trama composta da piccole strisce di uno nessuno e centomila tessuti, davano vita ai tipici disegni a fiamme triangolari, a piramide o ancora a rigatino ma anche quadrati, piccoli elementi d’arredo in grado di fare la differenza con gusto e colore.

IL TERRITORIO Il centro di produzione più importante della Valtellina si trova ad Arigna, paese che ha sempre goduto di una grande notorietà per quest'attività là dove, secondo la tradizione, vi erano oltre 100 telai attivi. Al fine di tenere in vita un pezzo di storia, è nato il Progetto “il Pezzotto del Val d’Arigna” promosso dall’Associazione Punto Ponte proprio per salvaguardare un antico sapere. Un punto di riferimento è anche il Museo Etnografico della civiltà contadina di Ponte in Valtellina, uno spazio allestito nell’ex collegio dei Gesuiti dove tutti, cittadini e turisti, possono concedersi un viaggio in quelle che erano le abitudini e gli usi domestici di un tempo, ammirando attrezzi che testimoniano il passato rurale del paese e le sue tradizioni.

INDIRIZZI Portavoce di tradizioni è la bottega di Cristina Toppi, situata nelle Casacce di Ponte in Valtellina: qui si può familiarizzare con l’antico artigianato visitando l'esposizione dedicata ai pezzotti, bellissimi oggetti che si declinano in diverse misure, colori e disegni. Anche la famiglia Ruffoni, con base a Morbegno, ha un passato legato a questo capolavoro tanto che, dal 1935, realizza tappeti tessuti a mano avvalendosi di materiali di origine naturale seguendo l’amore per la tradizione e, allo stesso tempo, tenendosi al passo con i tempi mediante un'accurata ricerca stilistica.

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