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Cosa rende speciale l'arte liutaria marchigiana

La liuteria nelle Marche vanta una tradizione lunghissima tenuta alta, nel corso del tempo, da diversi artigiani storici

Violino fatto a mano
Courtesy of©Patrikerkusian/iStock
Violino fatto a mano
LA TRADIZIONE
La vocazione dell'Italia all'arte liutaria è nota a molti. La stessa cosa non può dirsi di alcuni pregevoli liutai e della loro attività in diverse zone delle Marche dove, nel corso dei secoli e sin dall'epoca classica della liuteria, operarono numerosi artigiani, tra cui Antonio Mariani da Pesaro, Rainaldo Ungarini da Fabriano, Giuseppe Odoardi detto il "Villan d’Ascoli" conosciuti, probabilmente, soltanto da intenditori ed addetti ai lavori che, comunque, hanno attribuito ai loro lavori un ruolo importante nella storia dell'arte liutaria e delle tradizioni artigianali marchigiane. D'altronde in Umbria e nelle Marche, a lungo ricomprese nello Stato Pontificio, la cultura musicale ed artigianale presero strade un po' diverse da quelle che caratterizzarono le diverse regioni del nord Italia dando vita, dunque, ad una tradizione dalle peculiarità differenti. A dare particolare lustro alla liuteria marchigiana fu il fermano Andrea Postacchini che operò in epoca ottocentesca meritandosi l'appellativo dello “Stradivari delle Marche”. Come testimoniato da un suo violino del 1824 che reca la numerazione 214, la sua produzione fu particolarmente prolifica e spaziò tra violini, viole, violoncelli e addirittura chitarre ed archetti. La sua arte diede vita ad una nuova tradizione liutaria marchigiana di cui fu considerato una sorta di pioniere, tanto da essergli stato intitolato un premio.

LE CARATTERISTICHE
Quella liutaria è un'arta rimasta pressochè immutata dall'epoca classica ad oggi. La predilezione delle tecniche manuali rispetto alle produzioni in serie consente, infatti, di ottenere sfumature di fraseggio ed intensità musicale delicate e differenti, rendendo ogni strumento una creazione unica. Nelle botteghe dei liutai si lavora ancora oggi con lime, sgorbie, scalpelli, assi, listarelle, ciocchi di abete e di acero, vernici, resine vegetali, minerali, che consentono una lavorazione meticolosa. Oggi come un tempo nelle Marche si lavorano e si restaurano con estrema sensibilità strumenti di pregio tra cui violini, violoncelli, viole, contrabbassi, chitarre, bassi e mandolini.

IL TERRITORIO
L'arte di Andre Postacchini, sebbene non abbia, sfortunatamente, generato una maestranza che ne ripercorresse le orme, è giunta sino ad oggi in tutto il suo valore grazie agli strumenti, ancora perfettamente funzionanti, custoditi dalla Cassa di Risparmio di Fermo e particolarmente richiesti da numerosi giovani concertisti. Il celebre contrabassista fermano Isaia Billè (1874-1961), inoltre, suonò per anni un suo strumento. Lo “Stradivari delle Marche” non fu, comunque, l'unico liutaio a fare della tradizione marchigiana un'eccellenza. In diverse zone della regione operarono valenti liutai i cui nomi sono giunti sino ai giorni nostri. A Urbino, ad esempio, a fine Settecento lavorarono Pietro e Crescenzo Ugar, a Città di Castello è da ricordare Domenico Corbucci, a Pesaro Antonio e Fabio Mariani. Nell'Ottocento e nel Novecento, infine, si ritagliarono un ruolo di spicco Emidio e Costantino “il Turco” Celani, Cesare Castelli e Antonio Fabiani.

GLI INDIRIZZI
Nelle Marche è ancora possibile imbattersi in botteghe di liutai che realizzano i loro strumenti rigorosamente a mano. Durante una visita ad Osimo, ad esempio, vale la pena concedersi una sosta presso il laboratorio di Luciano Buscarini, Buscarini Guitars, specializzato in chitarre, in via del Padiglione 41, in cui è possibile ammirare pregevoli strumenti made in Italy realizzati interamente a mano.

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