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Toscana pelletteria

Toscana, dove la pelletteria è un'arte

La lavorazione delle pelli ha origini antiche e un presente prestigioso

Lavorazione della pelle
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Lavorazione della pelle
La pelletteria italiana è una garanzia di eccellenza nel mondo, e tra i vari distretti conciari dello stivale quello toscano ha una storia e reputazione particolarmente prestigiose. Il cosiddetto distretto del cuoio si estende tra diversi comuni della provincia di Pisa e Firenze, ma è il distretto di Santa Croce sull’Arno il vero fiore all’occhiello di questa industria manifatturiera. I maestri artigiani del ‘cuoietto fiorentino’ ancora oggi lavorano i loro prodotti a mano, e realizzano splendide borse, pratici zaini, ma anche accessori per la tabaccheria, eleganti portafogli e calzature. Secondo l’Associazione Conciatori nel distretto è concentrato “circa il 35% della produzione nazionale di pelli ed il 98% della produzione nazionale di cuoio da suola”.

La tradizione della pelletteria toscana

Il capoluogo toscano era già celebre per la produzione, la concia e la lavorazione della pelle nel ‘300. Come da consuetudine per i tempi, i lavoratori impiegati in questa attività si iscrivevano all’arte dei Cuoiai o Galigai, associazioni di categoria. Il mestiere veniva svolto principalmente sulle rive dell’Arno, ma, a causa delle tremende esalazioni (chi è stato in una conceria a cielo aperto sa che l’odore è pressoché insopportabile) dovettero spostarsi nella zona di Piazza Santa Croce: non a caso, in questo quartiere ancora esistono via delle Conce e dei Conciatori.


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Nei secoli l’arte della pelletteria toscana si affinò sempre di più, e divenne fiore all’occhiello dell’artigianato fiorentino, anche grazie a rigidissimi statuti delle corporazioni del mestiere che esigevano altissimi standard qualitativi. Ma quello che all’epoca era il Granducato di Toscana vide fiorire anche altri centri dedicati alla lavorazione delle pelli, e nella seconda metà del ‘700 la produzione rendeva prosperi oltre 20 comuni (non solo nel territorio di Firenze, ma anche di Pisa e Arezzo). Le pelli lavorate erano soprattutto bovine e ovine, e servivano alla produzione di suole, tomaie, guanti, corsetti e per l’arredamento. Furono in particolare gli artigiani di Santa Croce a dimostrarsi abilissimi nella loro lavorazione, facilitati dalla presenza del fiume e dalla riserva boschiva che circondava il comune (indispensabile per la produzione dei tannini vegetali con cui si conciano i pellami che diventano cuoio).

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Le concerie a Santa Croce si moltiplicarono a partire dalla seconda metà dell’800, ancora oggi il settore manifatturiero è il motore delle attività di questo territorio. I comuni di Bientina, Castelfranco di Sotto, Montopoli in Val d'Arno, San Miniato, Santa Maria a Monte e Fucecchio e naturalmente Santa Croce sull'Arno fanno oggi parte del distretto simbolo di questa eccellenza.

Santa Croce e il Valdarno

Santa Croce sull’Arno si trova nella parte meridionale del Valdarno (è curioso, ma si usa il maschile), un territorio che, come suggerisce il nome, si sviluppa lungo il corso del fiume Arno. Nonostante l’importante sviluppo industriale il Valdarno vanta un importante patrimonio paesaggistico, e anche artistico. Dal punto di vista naturalistico oltre ai ‘classici’ dolci pendii toscani qui si possono ammirare delle peculiari formazioni geologiche, chiamate le Balze. Si tratta di strani rilievi sabbiosi e argillosi (li vedete nell'immagine sottostante) che spuntano come ‘creste’ tra la vegetazione, e si sono formati grazie a fenomeni erosivi, tanto peculiari che Leonardo da Vinci vi dedicò diversi studi e li dipinse in diverse occasioni, persino sullo sfondo della Gioconda.


Le Balze in Valdarno

Un’altra area naturalistica di grande valore del Valdarno è la Riserva Valle dell’Inferno e Bandella, oasi palustre che si sviluppa attorno ad un bacino artificiale e permette di dedicarsi al birdwatching e al turismo slow. Mentre se siete attratti dai borghi toscani, in Valdarno Superiore si trova il pittoresco Loro Ciuffenna, considerato uno dei borghi più belli d’Italia, con la sua pieve romanica di Groppina: ve lo abbiamo raccontato qui. Mentre a Reggello, sempre in Valdarno superiore, c’è una meraviglia artistico architettonica in grave pericolo, che necessita di essere salvata: si tratta del Castello di Sammezzano, di cui vi abbiamo parlato meglio qui.

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