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Torino poco nota: la Cappella dei Banchieri e dei Mercanti

Sulla monumentale Via Garibaldi si trova un gioiello di arte barocca nascosto che ospita 12 magnifici affreschi ed una macchina particolare

Torino cappella
©Museo Torino
Volta della Cappella dei Banchieri e dei Mercanti, Torino
Gioiello di arte barocca nascosta nel centro della città di Torino a pochi passi da Piazza Castello, la Cappella dei Banchieri e dei Mercanti non è molto conosciuta dai turisti che intraprendono i canonici circuiti alla scoperta del capoluogo piemontese. La Cappella è stata eretta nel 1692 per fornire alla Congregazione dei Banchieri, Negozianti e Mercanti di Torino un spazio di incontro e di preghiera e dalla fine del Seicento si è arricchita di preziose testimonianze artistiche. Inizialmente l’associazione stabilì la sua sede in un piccolo oratorio che nel 1692 fu sostituito dall’attuale ampia cappella, grazie al diretto interessamento di padre Agostino Provana che riuscì a coinvolgere nell’impresa il grande pittore Andrea Pozzo e, in un secondo momento, anche il pittore Stefano Maria Legnan, detto il Legnanino, per affrescare le volte con temi incentrati sulla “Storia della Salvezza” tratti dell’Antico e del Nuovo Testamento.

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Andrea Pozzo portò a termine il proprio lavoro coadiuvato dal fratello Tommaso e dai quadraturisti Giovanni Battista e Girolamo Grandi, a spese dei Gesuiti, nel dicembre del 1695. Nei due decenni successivi le pareti della Cappella vennero progressivamente ornate con dodici grandi quadri ispirati al tema dell’Epifania. I primi mangifici dipinti vennero registrati nel 1694, l’ultimo nel 1712: sono opera di Guglielmo Caccia detto il Moncalvo Andrea Pozzo, Sebastiano Taricco, Luigi Vannier, Stefano Maria Legnani e Niccolò Carlone. Nel corso del Settecento i confratelli si preoccuparono di adeguare le originarie suppellettili della cappella allo splendore dell’arredo pittorico: ecco allora aggiungersi i preziosi lavori di scultura di Carlo Giuseppe Plura, gli arredi lignei come i banchi, la cantoria e l’organo e l’altare di marmo.

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Tra i diversi oggetti sacri contenuti nella sacrestia figura il Calendario Meccanico Universale di Giovanni Plana, matematico ed astronomo vissuto a cavallo dell’Ottocento: si tratta di una delle più antiche macchine di calcolo, strumento ad altissima precisione, dotato di tamburi rotanti e di un particolare sistema di trasmissione che permette la combinazione corretta delle diverse informazioni. Il calendario perpetuo permette il calcolo calandariale preciso su un arco temporale di 4000 anni a partire dall’anno zero, compreso il calcolo della lunazioni, delle maree, dei giorni della settimana e delle festività cristiane: una vera chicca da scoprire tra le attrazioni imperdibili della città.

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