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Prato Monastero di San Niccolò

Prato, cosa nasconde il Monastero di San Niccolò

Oltre agli splendidi giardini anche l'interno del complesso è ricco di tesori poco conosciuti

Coro delle suore
©Di Sailko - Opera propria, CC BY 3.0, Wikimedia Commons
Coro
Non in molti sanno che nella parte ovest di Prato si trova uno dei complessi monastici più suggestivi e meglio conservati della Toscana. Si tratta del monastero di San Niccolò, circondato da splendidi giardini ed orti in un terreno di quasi due ettari. In passato questa zona verde era utilizzata per coltivare varie erbe medicinali che servivano alla farmacia storica della struttura monastica, ma oggi vi crescono frutta ed ortaggi. Nell'Orto di Gosto si trova la Scala Santa, che risulta essere uno dei pochi esempi in Italia realizzata su modello di quella che si trova in a Roma in San Giovanni in Laterano: è una struttura architettonica formata da una cappella superiore accessibile da una scenografica scalinata frontale.

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Il monastero è attivo almeno dal 1328 e nacque per volontà del Cardinale Niccolò da Prato per dedicarlo all'attività delle suore domenicane, che ne hanno sempre mantenuto la gestione. Nel corso dei secoli il complesso ha subito diverse trasformazioni fino a diventare conservatorio sul finire del Settecento. Oggi è formato da diverse scuole i cui insegnanti sono quasi tutti ex alunni e l'attività didattica si svolge in sale monumentali che ospitano al proprio interno diversi tesori, sconosciuti ai più. Infatti bisogna prenotare una visita guidata di circa due ore per poterli scoprire. Tra questi una Natività di Donatello, una tavola della scuola del Botticelli, un curioso crocifisso di Baccio da Montelupo che ha la particolarità di avere le braccia pieghevoli per poterlo trasportare più agilmente. Ma anche un finto organo per fare simmetria con quello vero all'interno della chiesa maggiore e una cappella dove si può scoprire la Prato di una volta grazie ad un affresco della città in epoca medievale.

Si accede alla Chiesa attraverso un bel portale trecentesco. Al suo interno spicca l'altre maggiore dai marmi colorati, che ospita di lato l'Assunta di Alessandro Gherardini e il tabernacolo rinascimentale di Francesco Ferrucci. Tra i diversi affreschi del XIV e XV secolo fanno bella mostra di sè la Madonna col Bambino e i Santi Niccolò e Domenico di Antonio Vite e le Storie di San Nicola di Pietro di Miniato. Anche la sacrestia non è parca di oggetti preziosi, in quanto vi sono conservati un elaborato lavabo della scuola Della Robbia e un Crocifisso ligneo risalente al Quattrocento. A completare la struttura monastica il refettorio, anch'esso affrescato grazie all'opera di Tommaso di Pietro, il chiostro del XV secolo, la Sala del Capitolo del 1500 e la Cappella della Spina.
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