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Padova attrazioni monumento a Gattamelata

Padova: i segreti del Monumento a Gattamelata

Il monumento equestre di Erasmo da Narni detto Gattameleta si erge presso la Basilica di Sant’Antonio ed è stato la sfida di Donatello

Padova statua equestre
© di I, Sailko, CC BY 2.5, Wikipedia Commons
Padova, monumento equestre di Gattamelata
Padova è una città dalle infinite risorse turistiche, che vanno dai classici itinerari turistici alla scoperta dell’arte e della cultura con gli affreschi di Giotto, i musei storici, gli edifici del centro città e le magnifiche chiese fino ai negozi più ricercati, ai mercati e alle proposte enogastronomiche e naturalistiche. Lo straordinario patrimonio religioso della città trova il suo simbolo nella Basilica di Sant’Antonio, maestoso e complesso edificio iniziato nel 1232, un anno dopo la morte del santo, che si presenta imponente con le sue 8 cupole e i due campanili, in un misto di stile lombardo, toscano e bizantino.

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Ma oltre alla Basilica, la Piazza del Santo ospita un altro maestoso monumento che non sempre riceve la dovuta attenzione: si tratta della statua equestre di Erasmo da Narni, meglio conosciuto come Gattamelata, condottiero al servizio della Chiesa e di Venezia morto nel 1443. L’opera fu voluta dal figlio e dalla moglie del Gattamelata e per realizzarla fu chiamato Donatello il quale accettò di buon grado non solo per il lauto compenso che all’epoca erano 1650 ducati d’oro, ma soprattutto perchè la statua rappresentava una sfida in quanto gli avrebbe consentito di confrontarsi direttamente con le analoghe opere dell’antichità. Nessun artista, infatti, conclusa l’epoca dell’Impero Romano, aveva osato cimentarsi con sculture di tali dimensioni, anche per mancanza dei necessari mezzi tecnici. Con tempo e fatica, dal 1447 al 1453, è venuto alla luce uno fra i massimi capolavori del Rinascimento, considerato la più bella statua equestre di ogni tempo assieme ai cinque cavalli di San Marco di Venezia.

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Il monumento, nato come sepolcro di Gattamelata, si presenta con un piedistallo di trachite a forma di sarcofago dove ai lati si trovano le porte della vita, chiusa, e della morte, dischiusa. Il condottiero, a capo scoperto e vestito con una robusta armatura quattrocentesca, è alla guida delle sue truppe con il bastone di comando, nel gesto di indicare il movimento, lento e misurato, che condurrà alla vittoria. Questo movimento e l’occhio fermo e profondo esprimono quella ferrea volontà di un carattere indomito ed astuto. Alla vigorosa calma del condottiero corrisponde l’andare cadenzato e sicuro del cavallo, che sembra formare tutt’uno con il suo cavaliere. Per il ritratto del volto austero e volitivo del Gattamelata, è probabile che Donatello si sia servito di una medaglia che ritraeva il condottiero di profilo, com'era in uso all'epoca. Negli esempi romani mancano elementi quali le staffe e la sella contemporanea, ma qualche allusione all’antichità la si trova negli ornamenti, tra cui la testa di Medusa sul pettorale della corazza, i putti musicanti attorno alla cintura, una frangia di piastre metalliche con teste virili presenti anche sui ginocchietti.
 
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