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Milano monumenti San Maurizio al Monastero Maggiore

Milano, cosa nasconde San Maurizio al Monastero Maggiore

In pochi conoscono i preziosi tesori custoditi all'interno di quello che era un convento di clausura 

Coro
©Carlo Dell’Orto, Wikimedia Commons
Coro della Chiesa di San Maurizio
Non in molti sanno che a poca distanza da Duomo di Milano e dal Castello Sforzesco, su Corso Magenta 13, si affaccia quello che è stato il più importante monastero benedettino femminile della città per circa mille anni fino al 1978: si tratta della Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore. Per lungo tempo il complesso fu non solo una sede religiosa ma anche un’importante sede economica, in quanto vi vivevano le monache benedettine provenienti dalle più importanti famiglie cittadine. Si entra nella chiesa quasi per caso, senza aspettarsi minimamente quello che si può ammirare una volta varcata la soglia. Dietro l’anonima facciata, infatti, si nascondono tesori preziosi, tra tutti un importante ciclo di affreschi che la fanno conoscere con l’appellativo di Cappella Sistina di Milano.

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San Maurizio è molto particolare nella sua struttura, che colpisce per la sua originalità. Essendo stata la chiesa dell’ex Monastero Maggiore, oltre alla parte dedicata alla cittadinanza c’era quella per le monache di clausura che non potevano entrare in contatto con il pubblico. Ecco perché è divisa in due, separata dal Coro delle Monache, la parte dove le religiose sentivano la messa attraverso una grata. L’occhio del visitatore, però, è catturato dalla decorazione. Ovunque, dalle preti al soffitto, è un tripudio di dipinti, stucchi, affreschi che ricoprono ogni spazio, opera di Bernardino Luini, che vi lavorò con la sua scuola dal 1522 al 1529, ritraendo storie di santi, parabole, episodi della vita di Cristo e biblici.

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A ben guardare gli affreschi sul tramezzo si riconoscono il martirio di San Maurizio e San Sigismondo che offre a San Maurizio il modello della chiesa. Altri dettagli che non sfuggono all’occhio attento del visitatore preparato riguardano figure più originali, come quella di spalle che sembra guardare altrove, nella parte pubblica della chiesa, e il grande affresco dell’arca di Noè con tanto di unicorni nel Coro delle Monache. Sotto il coro si nota un bel cielo stellato e sopra una porcina d’ingresso una dolorosa Deposizione. Nel chiostro oggi ha trovato sede il Museo Archeologico dove è possibile vedere i resti di due torri romane che furono inglobate nel monastero e conservate intatte fino al tetto: una quadrata da cui partivano le corse dei cavalli nel circo e l’altra, poligonale a ventiquattro lati, appartenente alla cerchia delle mura. 
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