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Guyana Papillon film location remake Serbia Montenegro Belgrado

Papillon ieri e oggi, dai Caraibi ai Balcani

Ambientata in Guyana e realizzata tra Giamaica e le Hawaii, l'avventura si ripete in Serbia e Montenegro.

 eagle pictures
Steve McQueen e Dustin Hoffman ci hanno fatto sognare la Guyana francese, e scoprire terrorizzati gli orrori dell'Isola del Diavolo, ma erano altri tempi… Il loro Papillon del 1973 viveva - oltre che della storia raccontata da Henri Charrière - delle incredibili ambientazioni sudamericane e caraibiche, e forse anche per questo è un film divenuto di culto negli anni… Un obiettivo che si pone anche il remake diretto da Michael Noer, pur sfruttando tutt'altre location.

Si parla, come accennato, dell'epica storia di Henri "Papillon" Charrière (Charlie Hunnam), uno scassinatore della malavita parigina che viene incastrato per omicidio e condannato a scontare la pena nella famigerata colonia penale sull'Isola del Diavolo. Determinato a riconquistare la libertà, Papillon crea un'improbabile alleanza con un altro condannato, l’eccentrico contraffattore Louis Dega (Rami Malek), che in cambio di protezione, accetta di finanziare la fuga di Papillon, creando con questo un indistruttibile legame di amicizia.

"Un inno alla vita e alla libertà, una celebrazione del potere salvifico dell’amicizia" - come recita la presentazione del film - che ha preso corpo a un passo dalle nostre coste. Non sono state infatti le Île Royale e Île Saint-Joseph a sostituire la più tristemente nota delle componenti il dipartimento d'oltremare transalpino delle isole du Salut a prestarsi alle sequenze della palude (che fu quella di Ferris Cross in Giamaica) o del tuffo disperato del protagonista (ripreso nella Maui hawaiana), ma alcune sorprendenti zone della Serbia e del Montenegro.

D'altronde lo stesso produttore aveva salutato i compagni di lavoro, a fine riprese, sul proprio account twitter @JoeyMcFarland ("Going to miss these guys on set #Papillon #Belgrade #Montenegro #Malta Marko Djurisic & Nenad Duri"). E senza considerare una breve parentesi tailandese e il tempo passato nelle vasche degli Studi maltesi di Kalkara, la maggior parte dei 51 giorni impiegati per la lavorazione sono stati divisi tra Belgrado e dintorni e le cittadine di Kotor, Niksic e Ulcinj.

Una esperienza nata dalla fascinazione di Noer per "le somiglianze che una prigione condivide con un palcoscenico", dove "ognuno ha un ruolo da svolgere e devi tenere alta la guardia - e la maschera - per non mostrare a nessuno la tua vera paura o debolezza". Un tema "di assoluta rilevanza nell’attualità di oggi" che sicuramente ha partecipato a creare un'anima e a legare tutti quelli coinvolti nel progetto, che Nina Senicar (anche lei tra gli interpreti) definisce "così indimenticabile e così tanto gratificante".
 
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