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In Nuova Zelanda con Ridley Scott per gli alieni di Covenant

Tra il fiordo di Milford nel Fiordland National Park e il South Wales le prima volta della saga iniziata nel 1979.

20th century fox
"Le astronavi sono sempre difficili", parola di Ridley Scott, che per il suo Alien: Covenant ha voluto - e dovuto - tentare qualcosa di completamente diverso dal solito. "Un film tosto vietato ai minori, e ci servirà un sacco di rosso, che è il nostro modo di dire: sangue" erano state le sue prime parole al produttore Mark Huffam, che per l'occasione ha portato la troupe dove nessun film del franchise era mai stato prima: in Australia e Nuova Zelanda!

E per 74 giorni Scott & Co. hanno lavorato alla creazione dell'Universo di questo sesto episodio della saga che prende le mosse dalla tranquilla missione dell'astronave Covenant, appunto: raggiungere il lontano pianeta Origae-6, con il proprio carico di embrioni umani e passeggeri in ibernazione, dove i coloni sperano di stabilire un nuovo avamposto per l'umanità. La pacifica tranquillità del viaggio viene però interrotta quando una vicina esplosione stellare distrugge le vele di raccolta di energia della Covenant, provocando decine di vittime e facendo deragliare la missione. E dirigendo i superstiti verso un Paradiso apparentemente inesplorato, un Eden indisturbato con montagne coperte di nuvole e immensi alberi altissimi, molto più vicino di Origae-6 e potenzialmente altrettanto valido per ospitarli. In realtà un mondo oscuro e mortale pieno sorprese e tranelli che li metterà di fronte a una terribile minaccia.



Inizialmente - si parla del maggio del 2014 - si era pensato che le missioni di scouting dello stesso regista e dei suoi location manager potessero essere finalizzate al prossimo progetto di Blade Runner 2049, ma dopo le veline del Daily Mail sul tour privato di Scott ai 20th Century Fox's Studio di Sydney e le foto rubate da un paio di tabloid neozelandesi (Otago Daily Times e Stuff.co.nz) proprio dal set i dubbi sono svaniti. D'altronde vedere l'astronave realizzata da Chris Seagers e il suo team di fronte al Mitre Peak, iconica vetta nel Sud della Nuova Zelanda, non avrebbe lasciato altre opzioni.

Certo le immagini circolate della cava nei dintorni di Potts Hill, non lontano dalla capitale del New South Wales - con gli Ingegneri pietrificati in una angosciosa fissità della quale il film svelerà le cause e gli enormi coni vulcanici utilizzati per ricreare la cornice extraterrestre nella quale ci si muove - erano state più spettacolari e difficili da spiegare, ma la segretezza mantenuta fino all'ultimo dai portavoce era stata totale, limitando le indagini dei curiosi accorsi nelle aree di Te Anau e Milford Sound.

Un'occasione unica - anche per noi - di ammirare il fiordo del Fiordland National Park, giudicato nel 2008 la migliore destinazione di viaggio al mondo e come "Ottava meraviglia del mondo" da Rudyard Kipling. Dopo aver approfittato degli Studios di Shepperton e Bray per il film del 1979, di quelli di Pinewood per il secondo - in particolare dell'Albert R. Broccoli 007 Stage - e varie location inglesi, scozzesi, islandesi e californiane per i successivi (Prometheus compreso), l'utilizzo del fiordo sarà probabilmente l'arma in più del nuovo film. "Sapevo che Fiordland sarebbe stato perfetto per le nostre necessità - aveva dichiarato una fonte della produzione, interpellata per l'inizio delle riprese nell'aprile 2016. - è uno scenario naturale per gli effetti speciali di una produzione tanto grande". "Abbiamo preso spunto dal clima di Milford Sound - aggiungeva il direttore della fotografia Dariusz Wolski, spesso al fianco di Ridley Scott. - è molto nuvoloso con una luce soffusa; a volte il sole riesce a trapassare la nuvole, ma quasi sempre sono le cime delle montagne che appaiono e scompaiono fra le nuvole".


 
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