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Tito, gli alieni e il deserto del Nevada

La milanese Paola Randi ci riprova e dopo Into Paradiso ci porta all'altro mondo…

Lucky Red
A volte sarebbe bello poter ampliare il raggio dei nostri excursus, non fermarsi alle località più rare e irraggiungibili, o richieste e frequentatissime, per scoprire come possano diventare cornici di film divertenti e drammatici, seguendo questo o quel regista o personaggio… Ma per farlo ci vorrebbe qualcosa di più della fantasia, magari il Large-scale Interstellar New Decoding Analyser inventato da Paola Randi (Into Paradiso) per superare i confini più conosciuti. Quali? Nello specifico quelli spagnoli, visto che la produzione di Tito e gli alieni ha scelto di seguire il percorso segnato dallo Spaghetti Western più classico fino all'Andalucia, e degli Stati Uniti, ché senza arrivare nel deserto del Nevada sarebbe stato impossibile per Valerio Mastandrea parlare con alieni!

Da quando ha perso la moglie, infatti, il suo 'Professore' vive isolato dal mondo nel deserto del Nevada accanto all'Area 51. Dovrebbe lavorare ad un progetto segreto per il governo degli Stati Uniti, ma in realtà passa le sue giornate su un divano ad ascoltare il suono dello Spazio. Il suo solo contatto con il mondo è Stella, una ragazza che organizza matrimoni per i turisti a caccia di alieni. Un giorno gli arriva un messaggio da Napoli: suo fratello sta morendo e gli affida i suoi figli, andranno a vivere in America con lui. Anita 16 anni e Tito 7, arrivano aspettandosi Las Vegas e invece si ritrovano in mezzo al nulla, in un luogo strano e misterioso.



Con loro, ci siamo anche noi spettatori sul volo Capodichino-Las Vegas, affascinati dalla sequela di incredibili alberghi di lusso che costeggiano la celebre Strip… Il New York-New York, il Paris, il Venetian e il Luxor, il Flamingo e il Treasure Island sono il primo contatto che abbiamo con il mondo creato dalla quarantottenne regista milanese, che si rivela presto in tutta la sua vastità, quando i nostri piccoli eroi arrivano nel Nevada più vero, quello di Rachel e del vicino Lago Groom, sulla cui sponda sorge la celebre Area 51: indispensabile per la vicenda e ricostruita qui e là.

"La location è la stessa di Lost in La Mancha di Terry Gilliam, tanto che abbiamo avuto pure noi le alluvioni! - racconta la Randi. - Sia in Spagna, nel villaggio di Almeria dove avevamo il set e dove Leone ha girato C’era una volta il West, sia negli Stati Uniti nei pressi dell’Area 51, a Rachel". "Una terra desolata come la Luna dell'Orlando Furioso, un luogo dove l'Umanità ritrova quello che ha perduto - continua. - Un villaggio di 54 abitanti in mezzo al deserto, cowboy e contadini, tutti convinti di essere custodi di un Universo più ampio e dei suoi segreti, che la celeberrima zona governativa ospiti ingegneri alieni, insieme a quelli civili, custodi di un nuovo sviluppo tecnologico per l’umanità". "Una zona di sogni quasi abbandonati", la definisce, prima di confessare l'obiettivo di "farli rivivere".

Per farlo, però, non si trascurino - al pari delle splendide location scelte - le radici napoletane, tanto care alla regista ("Io amo molto Napoli, avevo girato lì anche il mio primo film"). Che dopo aver fatto iniziare l'avventura in via Francesco Saverio Correra 46 (dove vive il fratello del Professore, Fidel, a due passi dal centro del capoluogo campano) ha sottolineato la fondamentale importanza del rapporto "con la magia e con l’aldilà, speciale e quotidiano" tipo della cultura locale.
 
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