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Reykjavík al cinema: action e selvaggia 

Ben due film questa settimana approfittano dell'Islanda, anche se non allo stesso modo e con la stessa 'onestà'

Cinema
Le grandi produzioni hollywoodiane a volte sembrano fare a gara nell'ambientare quante più scene possibile lontano dai confini patri, soprattutto quelle Action… Che sia per distinguersi da altri film ambientati principalmente in studio o per approfittare dei finanziamenti di determinate Film Commission poco cambia, per noi resta il piacere di viaggiare con la fantasia. Certo, pensando a esempi come lo Spectre dell'anno scorso (in cui ci si è spostati con grande facilità dal Messico in festa, a Roma e altre piazze interessanti) il rischio di confusione è alto, ma chi non sarebbe disposto ad accettarlo? Come siamo chiamati a fare da Jason Bourne, il quinto capitolo della saga nel quale vediamo riapparire il protagonista storico Matt Damon, impegnato tra la Grecia (la scena iniziale si svolge a Tsamantas), Berlino, Londra (all'esterno di Paddington Station), Roma, Las Vegas (la convention si trova all'interno dell'Aria Resort & Casino), McLean in Virginia, la Silicon Valley, i Constitution Gardens di Washington, Santa Cruz di Tenerife e Reykjavík.

Ma queste ultime due location sono connesse più di quanto si potrebbe immaginare, visto che nella prima - l'isola spagnola - sono state girate in realtà le scene ambientate nell'aeroporto islandese (e in quello greco). Come se non bastasse, anche le immagini del Rave degli hacker di Reykjavík - e del palazzo abbandonato dove Bourne combatte a mani nude - vengono dall'impianto Kodak di Harrow, 20km a nord ovest dal centro di Londra. "Abbiamo usato dei trucchi e ricreato gli stessi cartelli, insegne, annunci e suoni di fondo, supportati dal fatto che potessimo raccontare la storia in corso", ha ammesso il regista del film nel quale il supersoldato e sicario Bourne si trova dover disinnescare "l'arma più elitaria mai stata progettata", anche a rischio del proprio ricondizionamento.

A scanso di cancellazioni, revisionismi e falsificazioni varie, però, per fortuna c'è anche chi su Reykjavík ha puntato. E su quella vera! Come ha fatto la regista Sólveig Anspach (francese di adozione e islandese di nascita), purtroppo scomparsa nel 2015, proprio dopo la realizzazione del suo ultimo film L'effetto acquatico. Girato ampiamente in zone a lei ben note - le città francesi di Montreuil e Rosny-sous-Bois, nel dipartimento della Senna-Saint-Denis - e soprattutto nelle locali piscine, la storia di Samir e il suo tentativo di conquistare l'istruttrice di nuovo Agathe prendendo lezioni da lei finisce proprio per approfittare della fredda Islanda per scaldare i cuori dei protagonisti e del pubblico…

"L'idea era quella che il film ci avrebbe trasportati da un mondo acquatico ad opera dell'uomo, rappresentato dalla piscina di Montreuil, a un mondo acquatico selvaggio, rappresentato dalle piscine termali islandesi - scriveva proprio la regista, nel presentare la sua opera. - Volevamo che la transizione dall'universo fatto dall'uomo a quello spontaneo islandese sottolinasse il passaggio dei due protagonisti a uno stato di innamoramento".  Per questo l'arrivo a Reykjavík e l'omaggio implicito a questa terra affascinante e lontana rappresentano per il film - come lo chiamava lei - "il mio più profondo desiderio di ritrovare l'energia tipica del mio paese di origine e lasciare i personaggi in grandi spazi aperti, cosi che possano affrontare gli elementi naturali e vivere una storia divertente e commovente".

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