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Ralph Fiennes racconta Nureyev nel suo The White Crow

L'ex Voldemort torna dietro la macchina da presa per curare la regia di una storia di altri tempi e di Oltre Cortina.

Eagle Pictures
Erano almeno venti anni che Ralph Fiennes covava una fascinazione per Rudol'f Nureev e la sua storia. Da quando aveva letto la biografia scritta da Julie Kavanagh sul leggendario ballerino dal titolo "Rudolf Nureyev: The Life". Della quale di fatto questo Nureyev - The White Crow - sua terza prova dietro la macchina da presa - è un adattamento. E riuscito, a vedere l'entusiasmo suscitato in occasione della presentazione dell'ottobre scorso al Festival di Torino. Innegabile, senza nulla togliere all'intensa interpretazione del bravissimo ventiduenne Oleg Ivenko della compagnia Tartar State Ballet, che parte del merito sia anche da ascrivere alla cornice ricostruita dal regista britannico di cittadinanza serba.



Il film racconta infatti la vita del celebre ballerino dalla difficile infanzia nella gelida città sovietica di Ufa all'ingresso nella scuola di danza frequentata a Leningrado, e al successo. Incontenibile e ribelle, a soli 22 anni faceva già parte della rinomata Kirov Ballet Company, che accompagnò a Parigi nel 1961, nel suo primo viaggio fuori dall'Unione Sovietica. Gli ufficiali del KGB, però, diffidano del suo comportamento anticonformista e della sua amicizia con la giovane Parigina Clara Saint. Le sue intemperanze ebbero inevitabilmente conseguenze drammatiche, tanto da impedirgli di continuare la tournée. Invitato a tornare in Patria per una esibizione al Cremlino, Nureyev si trovò a un bivio dopo il quale la sua vita non fu più la stessa.

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"Non conoscevo molto di Rudolf Nureyev - ammette Fiennes, - ma quella storia mi è entrata dentro". "Era perfetta per ricavarne un film - spiega, pur ammettendo di non aver pensato di dirigerlo lui stesso, inizialmente. - è così drammatico e tocca tantissimi temi. Dalla spinta a realizzare se stessi al divario ideologico tra Est e Ovest al culmine della Guerra Fredda". Un contesto storico che necessitava una estrema cura nella ricostruzione. A tutti i livelli.



Per l'inizio delle riprese, nell'ottobre del 2017, tutto doveva essere perfetto. O quasi. D'altronde la ricerca di perfezione del protagonista, il suo essere "eccezionale" e il voler "essere il migliore in quello che faceva" doveva riflettersi nelle immagini che lo ritraevano. Motivo di più perché la ricerca dell'autenticità voluta dal regista si estendesse anche alle location in cui si è girato: "La storia si svolge principalmente in due città straordinarie, Leningrado (San Pietroburgo) e Parigi - racconta Fiennes. - Abbiamo davvero combattuto per ottenere il budget per girare in questi luoghi, dato che Parigi è molto cara e la Russia ha particolari condizioni in termini di praticità e permessi. Ma tutti sentivamo di dover girare in questi posti. Avevamo bisogno di quella veridicità".

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Budget e permessi che han consentito di girare solo una settimana in Unione Sovietica, ma - dopo aver catturato gli straordinari esterni di San Pietroburgo alla fine dell'estate del 2017 - girando all'interno del museo dell'Hermitage, inclusa la stanza di Rembrandt (per la prima volta da Arca Russa di Alexander Sokurov del 2002). Esperienza simile al Louvre di Parigi, 'invaso' per la scena in cui Nureyev è affascinato dal dipinto di Géricault "La zattera della Medusa". Anche se durante i sei giorni nella capitale francese Fiennes è riuscito a riprendere l'interno di vetro colorato della Sainte-Chapelle, gli interni e gli esterni del Teatro del Palais Garnier dell'Opera di Parigi, così come le strade della città e le rive illuminate dalla luna della Senna.



La produzione ha poi optato per le più vicine strutture di Croazia e Serbia, soprattutto per quel che riguardava la ricostruzione degli interni. E dopo l'esperienza del 2011 (per Coriolanus, sua Opera Prima alla regia), Fiennes e la producer Gabrielle Tana avevano conservato ottimi contatti proprio in Serbia e con la società Work in Progress. Una partnership che ha reso possibile alla scenografa francese Anne Seibel la realizzazione degli ambienti della scuola Vaganova a Leningrado, del teatro Mariinsky nella città in cui si esibiva il Kirov e dell'aeroporto Paris-Le Bourget.



 
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