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Lo Hobbit i viaggi di Ian McKellen

Lo Hobbit: un tè con Gandalf

Dalla Nuova Zelanda a Londra, intervista esclusiva al leggendario Ian McKellen

Lo Hobbit Ian McKellen
Londra - Sul suo passaporto, di fianco al suo nome, c'è scritto anche “Sir”. Ed effettivamente quel passaporto ne ha viste tante, dal momento che Ian McKellen ha girato il mondo, tra palcoscenici internazionali, set di film e vacanze personali. Da Wellington alla City, passando anche per l'Italia, paese che McKellen ha girato in lungo e in largo. L'unico rammarico? Non aver mai visto la Sicilia.

LO HOBBIT: LA RECENSIONE DI FILM.IT

Ce lo racconta quando lo incontriamo in occasione della première europea de Lo Hobbit, dove l'attore si presenta portando al collo una strana pietra verde. Pare che la pietra Maori gli sia stata donata da un collega circa un anno e mezzo fa nel pieno delle riprese del film in Nuova Zelanda. Lo scopo era quello di benedire il set di Peter Jackson in occasione di questo grande ritorno alla Terra di Mezzo, a dieci anni da Il signore degli anelli, trilogia che lasciato un marchio nella storia del cinema.

Sir Ian noi italiani ci esprimiamo gesticolando, la stessa cosa succede agli stregoni quando devono fare incantesimi. Mi chiedo se interpretando Gandalf, ti sei ritrovato a gesticolare...
Purtroppo devo deluderti: Gandalf non è italiano! Probabilmente è inglese, ma spero che non sia quel tipo di inglese noioso che non mostra mai le sue emozioni. Lui è più saggio ma anche pieno di emozioni. Di certo ricorre a qualche gesto quando c'  il bisogno, ma la cosa più importante è la sua faccia: gli occhi e la sua espressione comunicano tutto.

Ne Lo Hobbit lo vediamo divertirsi a una festa, dandosi al vino rosso. A parte questo aspetto festaiolo, pensi che Gandalf sia un uomo felice?
Sento che in lui c'è un'infinita tristezza in realtà. Ha settemila anni, è stato parecchio in giro e ne ha viste proprio tante. Penso che a volte si disperi sul futuro del mondo. Però è un uomo forte e determinato e forse anche ottimista. Se ci fidiamo l'uno dell'altro tutto può avere senso. E nella persona più piccola come uno Hobbit lui trova la forza che può salvare il mondo.

Tornando all'Italia, voglio chiederti del tuo amore per Eduardo De Filippo che hai portato più volte a teatro. Lo hai mai conosciuto?
(a quel punto gli occhi di Sir Ian si illuminano e lui risponde con un sorriso da orecchio a orecchio)
Sì ho conosciuto Eduardo e posso dire di averci quasi lavorato insieme: ero a un gala organizzato da Giorgio Strehler a Milano. Verso la fine ho recitato qualche verso di Shakespeare da La tempesta. Strehler li ha recitati in italiano e poi è arrivato Eduardo che ha recitato lo stesso passaggio in napoletano. Ho portato a teatro Napoli milionaria! e, proprio mentre giravamo Lo Hobbit, sono tornato a Londra per interpretare Il Sindaco. Amo i lavori di Eduardo: è uno degli uomini chiave del teatro europeo del ventesimo secolo.  Non solo per il suo talento di scrittore e attore, ma anche per l'abilità nell'assemblare una compagnia di amici che portava in scena la vita vera di Napoli. Abbiamo bisogno di questi scrittori teatrali anche qui nel Regno Unito.

Chiedo sempre quale era il poster che avevi in camera da ragazzino. Vorrei sapere da te che sei cresciuto nel dopoguerra se c'è stata un'immagine che all'epoca ti ha colpito o ispirato.
Sono nato durante la Guerra ed era molto difficile procurarsi la carta all'epoca! Se avessi avuto un poster, avrei scelto certamente il David di Michelangelo. Quando l'ho visto in foto per la prima volta, mi ha scosso. Mi sono emozionato in tanti modi. Era bellissimo e aveva colpito anche la mia sessualità. Quello poteva essere certamente un bel poster da avere sulla parete.

Lo Hobbit è distribuito nei cinema da Warner Bros.  

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