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L'eternità di Van Gogh sulla soglia di Arles e Auvers-sur-Oise

Nel nuovo film di Julian Schnabel un grande Willem Dafoe riporta in vita l'immortale artista approfittando dei luoghi dove questa si concluse.

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Vincent Willem van Gogh nacque il 30 marzo 1853 a Zundert, nei Paesi Bassi, e nei suoi pochi anni di vita (visto che morì a soli 37 anni) riuscì a produrre circa 900 dipinti… Inevitabile che il cinema volgesse il suo sguardo su un personaggio come lui, un artista al quale dal 1948 a oggi han guardato Alain Resnais, Vincente Minnelli, Robert Altman, Akira Kurosawa e molti altri. Ai quali si aggiunge oggi Julian Schnabel con Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, presentato con successo alla Mostra di Venezia e nel quale si raccontano gli ultimi anni di vita del grande pittore, trascorsi proprio in Francia nelle stesse zone dove il film è stato girato

Il genio "maledetto" di Van Gogh è rappresentato grazie alla grande interpretazione di Willem Dafoe, premiato al Festival del Lido con la Coppa Volpi per il Miglior attore. Dal burrascoso rapporto con Gauguin a quello viscerale con il fratello, fino al misterioso colpo di pistola che gli ha tolto la vita. Tra conflitti esterni e solitudine, un periodo frenetico e molto produttivo che ha portato alla creazione di capolavori che hanno fatto la storia dell’arte e che continuano ad incantare il mondo intero.

Un film sulla creatività e sui sacrifici del genio olandese, sulla sua arte e la sua visione del mondo, che il regista - pittore anch'egli - di Basquiat ha girato in 38 giorni nel settembre 2017 tra Arles, Auvers-sur-Oise e il dipartimento Bocche del Rodano, in Francia. Prima che iniziassero le riprese Schnabel aveva già un'idea precisa per il look visivo del film, trasformatosi all'arrivo sul set, quando i luoghi stessi hanno iniziato a ispirare lui e i suoi collaboratori: il direttore della fotografia Benoît Delhomme (pittore noto per La teoria del tutto e La spia - A Most Wanted Man), lo scenografo Stéphane Cressend (Dunkirk), la costumista Karen Muller-Serreau (Amour, Venere in pelliccia) e la co-sceneggiatrice e co-montatrice Louise Kugelberg (architetta di interni molto nota per il suo stile).

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"Per girare questo film siamo andati nei luoghi in cui Van Gogh ha lavorato e ha vissuto negli ultimi due anni della sua vita: Arles, l'istituto psichiatrico di Saint-Remy, Auvers-Sur-Oise - racconta la Kugelberg. - Il film è narrato in gran parte in prima persona e speriamo che questo dia al pubblico la possibilità di conoscere un po' la dimensione interiore di quest'uomo, anziché osservarlo a distanza”. La priorità è stata sempre quella di fare "un buon film" e non un biopic, come racconta Cressend parlando della creazione della casa gialla in cui Van Gogh visse ad Arles: "continuavo a ripetere alla troupe che non stavamo girando un documentario. Che c'erano cose più importanti da mostrare sulla casa rispetto a come fosse veramente. Abbiamo realizzato qualcosa di diverso perché volevamo che avesse l'aria di un rifugio in cui Vincent accoglie Gauguin e dove tra loro accade qualcosa".

"Il periodo trascorso ad Arles ha assunto proporzioni mitiche per l'intensità e la forza creativa espressa in quel luogo, in quel momento", conferma Oscar Isaac, chiamato a vestire i panni di Paul Gauguin, al quale fa eco il regista in persona, ricordando la girata nella Grande Galérie del Museo del Louvre, quando Van Gogh osserva il lavoro dei suoi predecessori Delacroix, Veronese e Frans Hals: "Parlano a Van Gogh come lui parla ai pittori di oggi. Mostra come gli artisti possano comunicare oltre la morte". Ma, in generale, Schnabel e la Kugelberg hanno spesso modificato i set di Cressend, cambiando istintivamente le decorazioni e i quadri sui muri, pur conservando alcuni importanti e famosi dettagli, come quello del muro sul quale è incisa la frase, scribacchiata da Van Gogh con il gesso: "Je suis Saint Esprit Je suis sain d'esprit" ("Io sono lo Spirito Santo e io sono sano di spirito").
 
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