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Giappone Tokyo Love Hotel film location Shinjuku Kabukicho

Le luci rosse del Giappone in Tokyo Love Hotel

Il film di Ryuichi Hiroki scava nei vicoli di Shinjuku come nelle vite e nei sogni dei suoi abitanti

Tucker Film
Potrebbe apparire paradossale sfruttare un film come Tokyo Love Hotel di Ryuichi Hiroki per parlare di una città come quella giapponese dove il film è ambientato. Come il titolo indica chiaramente, sono gli interni a dominare nel film del 2014 che nel suo titolo originale - Sayonara kabukichô - fornisce un indizio abbasanza chiaro in questo senso. Almeno per i tanti che hanno già avuto la fortuna di visitare Tokyo, i suoi dintorni e soprattutto i suoi quartieri e le sue tante e diverse anime.

Kabukichô è infatti quasi un non-luogo, almeno per quanti si vergognino di visitarlo, o che abbiano scrupolo a nominarlo per il timore di farsi associare al sempre vergognoso fenomeno del 'turismo sessuale'. O meglio, è un luogo in un luogo, visto che la zona cosiddetta 'A luci rosse' fa parte del più famoso quartiere di Shinjuku, già reso celebre da altri film, su tutti il Lost in Translation di Sofia Coppola, innamorata del locale Park Hyatt, e i successivi Babel di Alejandro González Iñárritu o The Fast and the Furious: Tokyo Drift di Justin Lin (entrambi del 2006).

Non c'è niente di cui preoccuparsi o di cui aver paura, però. Sia perché Tokyo è una delle città più sicure del mondo (secondo alcuni la prima della speciale classifica), sia perché le tanto caratteristiche attività della zona si svolgono tutte all'interno di speciali locali o negli alberghi che anche qui la fanno da protagonisti: i Love Hotels. In uno di questi - l'Hotel Atlas, realmente esistente al 2-12-9 di Kabukicho, Shinjuku, di fronte ai 'concorrenti' Hotel Orion e Hotel Bagus - si incrociano le vite, le frustrazioni, le speranze e i tentativi di sopravvivenza di Toru, Saya, Satomi, Heya, Chong-su e Rikako in "un irresistibile racconto corale" che "disegna il mosaico di un’umanità fin troppo umana".

Attori e attrici giovani, persino una pop star Maeda Atsuko, ex idol della girl band AKB48 che il regista - e "sorridente bad boy del cinema giapponese" - ha voluto fortemente: "Le ho detto che Saya doveva essere lei! Da quando ha lavorato con Yamashita Nobuhiro, per Tamako in Moratorium, e Kurosawa Kiyoshi, per Seventh Code, è diventata un'attrice davvero interessante". Come, per gli spettatori occidentali e meno 'di mondo', sarà interessante scoprire queste particolarissime strutture delle quali si può usufruire senza interagire con nessuno, solo scegliendo (e pagando) la stanza - spesso 'a tema' - da un pannello all'ingresso e utilizzandola anche solo per qualche ora.

Una privacy totale della quale vi potrebbe venire voglia di approfittare, pur senza averne 'necessità', per vivere una esperienza diversa. Una di quelle che si raccontano tornando dal Giappone e da Tokyo. Anche dalla Tokyo che si vede qui, quella più comune e meno luminosa, dei corridoi che costeggiano le rotaie delle tante linee cittadine o delle strade affollate di lavoratori più che di turisti. O di quella della Shin Okubo Koreatown, vicina alle location del film, tra le quali si riesce a scorgere l'interessante santuario d'Hanazono-jinja, uno dei tantissimi templi (dai principali ai più particolari, come il fuori mano Gotokuji di Setagaya, dedicato ai gatti) che vedrete venendo da queste parti..

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