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Le due Sicilie di Tuttapposto e Nato a Xibet

Una coppia di film molto lontani tra loro ci mostrano facce diverse della nostra Isola maggiore.

Lorebea
Periodicamente torniamo in Sicilia, anche se spesso per raccontarne gli aspetti più noti e attraverso interpreti che da soli bastano ad attrarre il pubblico. Lo abbiamo fatto con Pif, addirittura un paio di volte, e recentemente con Il traditore di Marco Bellocchio, ma questa settimana abbiamo addirittura una doppia opportunità di cambiare registro. con una coppia di film in sala che ci offrono diversi volti della regione. E se Tuttapposto di Gianni Costantino gioca con un divertente rovesciamento delle 'Baronie' più classiche, il Nato a Xibet di Rosario Neri è un "affresco" nel quale si mescolano arte, tradizioni e il desiderio di omaggiare la più grande isola dell'Italia e del Mediterraneo.

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In quest'ultimo tutto nasce da un concorso, quando Pietro decide di realizzare una bicicletta speciale che trasmetta i valori e le antiche tradizioni della Sicilia. Per farlo si rivolse a Domenico Di Mauro, un uomo che per un'intera vita ha dipinto a mano i carretti siciliani fino alla sua morte (avvenuta nel 2016 a 102 anni) e che è il protagonista di questo particolare omaggio. Nel secondo, invece, Roberto è uno studente universitario in un ateneo in cui i docenti vendono esami, assumono solo amici e parenti e sono dediti alla raccomandazione. Nonostante suo padre sia il Rettore, Roberto decide di combattere questo sistema con una App che valuti l'operato dei professori. costringendoli a comportarsi onestamente pur di ottenere un buon voto.



Ovviamente per rendere al meglio una vicenda tanto paradossale l'ideale sarebbe stato poter contare su una location reale, una vera Università. Ma avendo scelto di girare a Catania si è dovuto rinunciare al suo Ateneo, indisponibile per uno scandalo relativo a concorsi truccati ("una coincidenza" ci ha tenuto a specificare il regista"). "Ho scelto Catania con i suoi interni sontuosi ricchi di stucchi, dipinti e affreschi - ha spiegato Costantino, presentando la città immaginaria di Borbona Sicula in cui si svolge il film. - Ed Acireale, con la sua architettura barocca di pietra lavica, proprio per ricreare quell'atmosfera da Gattopardo dove i signori baroni universitari agiscono impuniti e strafottenti".

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Un mix decisamente scenografico, che il regista casertano di Ravanello pallido (2001) ha composto sin nei minimi dettagli, dalla caratterizzazione del contesto alla scelta dei volti giusti. E nel quale ha iniziato a lavorare a partire dal primo ciak battuto a Palazzo degli Elefanti, sede del Municipio di Catania, per cinque settimane. Solo il primo di una serie di set organizzati tra il Convitto Cutelli, l'ex Convento dei Crociferi, la Biblioteca Ursino Recupero e - come detto - Acireale, tra Villa Pennisi, Palazzo comunale, Piazza Duomo e al quartiere pescheria. "Penso che questa città abbia location fantastiche e in più, l'ambientazione della pietra nera è sicuramente vincente per questa storia", ha chiosato Costantino.



Cornici ideali per atmosfere uniche, come quelle che il palermitano Rosario Neri è riuscito a infondere nella sua piccolo grande storia. Grazie a Calascibetta, con i suoi vicoli, le sue piazze, le sue botteghe e la vasta area di campagna in cui è immersa. Il nome deriva probabilmente dall'arabo 'xibet o scibet', che indicava proprio il monte su cui si erge il piccolo centro della provincia di Enna che ha convinto il regista a sceglierla, come rivela: "Ho scelto Calascibetta perché mi ha colpito il poco inquinamento urbanistico. Era un set naturale, con le sue botteghe chiuse, le sue storie di paese, le sue tradizioni. Un luogo dove il tempo sembra essersi fermato".
 
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