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La Tokyo Palma d'Oro di Un affare di famiglia

Il film del Maestro orientale Hirokazu Kore-eda, premiato al Festival di Cannes, ci porta negli angoli meno splendenti della metropoli giapponese.

Bim
L'abbiamo vista distrutta (da Shin Godzilla) come anche teatro di amori inconfessati (in Lost in Translation) o estremamente passionali, se non a luci rosse (nel 'Love Hotel' del 2016), ma ci sono angoli di Tokyo che inevitabilmente non vedremo mai vistandola da turisti. Zone lontane da Shibuja o Omotesando, e realtà che probabilmente non sapremmo riconoscere, ma sulle quali per fortuna il cinema punta la macchina da presa di tanto in tanto. In questo caso quella di Hirokazu Kore-eda, regista premiato allo scorso Festival di Cannes con la Palma d'Oro per il suo ultimo - e bellissimo - Affari di famiglia. Shoplifters, il titolo originale (diciamo per il mercato internazionale), rende meglio il contesto di cui stiamo parlando, quello degli strati più bassi e popolari di una metropoli che siamo abituati a guardare a testa in sù.

Dopo uno dei loro furti, Osamu e suo figlio si imbattono in una ragazzina lasciata all'aperto, al freddo glaciale. Dapprima riluttante ad accoglierla, la moglie di Osamu acconsente ad occuparsi di lei dopo aver appreso le difficoltà che la aspettano. Benché la famiglia sia così povera da riuscire a malapena a sopravvivere commettendo piccoli reati, sembrano vivere felici insieme finché un incidente imprevisto porta alla luce segreti nascosti che mettono alla prova i legami che li uniscono.

Una storia molto attuale, purtroppo, anche nel Giappone della recessione, dove in molti vivono ormai di espedienti e sotto la soglia della povertà. Una storia moderna, ma che viene da lontano. Almeno a sentire il regista che dichiarò di averla pensata mentre lavorava al Father and Son del 2013, e a partire dalla domanda "che cosa rende tale una famiglia?", anche secondo e agli occhi della società. Un tema importante che ha richiesto molto tempo per esser sviluppato in un film "socialmente consapevole", che nel dicembre 2017 ha iniziato la sua produzione.



Fondamentali, in questo senso, le ricerche di Kore-eda stesso presso un orfanotrofio locale, come dimostra una specifica scena ispiratagli da una ragazza conosciuta lì mentre leggeva il libro di Leo Lionni, Guizzino. Come anche le ambientazioni trovate, banali eppure emblematiche, universali a loro modo. Quelle della modesta casa nella quale li vediamo vivere insieme, i vicoli che la circondano, i piccoli negozi che frequentano, tanto tipici delle zone più residenziali di Tokyo, il peep show o la lavanderia dove lavorano le due giovani, tutte tessere di un mosaico socio economico che metterà il vostro cuore contro la ragione.

"La maggior parte delle scene sono state girate intorno al quartiere di Adachi, a nord del centro di Tokyo, dove si svolge la storia - ha rivelato il produttore Akihiko Yose. - Le scene estive sono state girate in due giorni nell'agosto 2017, ma le riprese sono entrate nel vivo solo dalla metà di dicembre, con riprese in esterni, prima di continuare nel gennaio scorso, per circa due settimane prima di tornare in esterni. In totale, abbiamo girato per 40 giorni". "Il budget limitato e gli impegni degli attori ci hanno costretto a duplicare alcuni dei set - aggiunge, in conclusione, - sia nella casa reale sia all'interno degli studio. E non è stato facile costruire lo stesso set in due posti diversi".
 
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