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La Russia di Leviathan

Il nord, potente e silenzioso, domina sull'uomo nel film candidato all'Oscar lo scorso anno

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Nonostante spesso tenda a raccontare una zona e un paese attraverso l'amore che la lega a quelle terre e alla cultura che le permea, non sempre la narrazione cinematografica ha fini che potremmo definire 'positivi' o immagini che si prestino alla promozione turistica più consueta. Eppure la magia del grande schermo non può non trasmettere la forza e la bellezza di location come quelle del nuovo film di Andrej Zvyagintsev, Leviathan.

Un film duro, una storia dalle intense emozioni umane e la descrizione delle difficoltà a creare rapporti e a vivere in un contesto sociale che riflette le asperità del territorio. Quello della Russia nord occidentale, sulla costa settentrionale della Penisola di Kola, verso Norvegia e Finlandia. Quello della regione di Murmansk, mostrata dal regista per rappresentare una situazione che non si nasconde dal descrivere esplicitamente.

Vivere in Russia, oggi, "è come camminare su un campo minato - spiega Zvyagintsev, - è davvero difficile costruire ogni tipo di prospettiva, personale e professionale, se non sei connesso ai valori espressi dal sistema. Una maledizione antica del nostro territorio". "Per me il film è sull'Uomo contro lo Stato, ma non su uno specifico sistema politico", ci tiene però a specificare; uno stato che il regista ha voluto ad ogni modo denunciare anche nel suo film, mostrando le debolezze di esseri umani divisi dal potere prima ancora che dalle distanze fisiche. E dalla disperazione.

Che traspaiono dalle location, trovate dopo aver visitato settanta paesi in un arco di 600 km sulle foto che ne mostravano la vuota bellezza e l'ampiezza degli orizzonti. Le cittadine di Teriberka e Kirovsk (ma anche di Monchegorsk e Apatity) sono "quello che cercavamo" per il cineasta. Che una volta arrivato nel nord del Paese, affacciandosi sul Mar di Barents è rimasto scioccato dalla potenza di case e panorami. "Le abbiamo scelte principalmente per motivi estetici, per la sensazione di essere ai confini del mondo. Ma anche perché sono meravigliose, nel senso più alto della parola, più vicine al sublime che meramente belle".

Ed ai confini del proprio mondo arriva anche Kolia, il protagonista, dopo un percorso dalle svolte sempre più kafkiane. Padre e marito, non si accorge degli scricchiolii della propria famiglia perché costretto a difendersi dagli interessi del corrotto sindaco del paese. Un gioco delle parti, dal quale si salva probabilmente solo il giovane Roma, nel suo allontanarsi da dinamiche tanto malate, cercando riparo in chiese abbandonate o in riva al mare, dove un enorme scheletro di Leviatano giace in maniera quanto meno simbolica diventando il suo unico, muto, riferimento.

E' la spiaggia di Teriberka, forse non la località più famosa delle varie nelle quale si è volluto girare il film, ma epicentro di una avvenutura tanto banale nei suoi protagonisti - umani e gretti - quanto unica per le cornici che propone. Un suggerimento da sfruttare per vivere un mondo che spesso non sembra appartenerci e provare delle sensazioni che solo questi spazi consentono. Ma niente paura, la Penisola di Kola e i suoi dintorni sapranno offrirvi - in caso vogliate tornare 'con i piedi per terrà - delle scappatoie più convenzionali: fiumi pescosi e piste da sci, trekking e torrentismo, arrampicate ed escursioni, senza dimenticare musei e luoghi storici, architettura e pitture rupestri...

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