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Francia film location Marie Heurtin Rodano-Alpi Poitiers Lione Isere

La campagna francese dell'Ain diventa tutto il mondo di Marie Heurtin

Il film, tratto da una storia vera, regala la possibilità di una esperienza diversa, sensoriale ed emozionante

Mediterranea Productions
Potrebbe risultare difficile concentrarsi su singoli elementi topografici per definire Marie Heurtin – dal buio alla luce, film di Jean-Pierre Améris appena arrivato nelle nostre sale, e non solo per una banale discordanza tra set utilizzati e location rappresentate, come spesse volte accade in questi casi. Ma davanti alla storia vera della giovane francese nominata nel titolo, molti dei parametri ai quali siamo abituati vengono a cadere, sostituiti da una lezione che sarà evidente a tutti gli spettatori e che potrebbe offrire un diverso approccio a quanti amino lasciarsi ispirare dalle ambientazioni di un film per decidere i propri viaggi.

Vissuta tra 1885 e il 1921, Maria nasce sordocieca da una famiglia modesta della campagna francese, da un padre artigiano che dopo averla cresciuta fino ai quattordici anni si rifiuta di consegnarla alle 'cure' di un locale manicomio scegliendo invece di affidarsi alla misericordia delle suore dell'Institut de Larnay, già conosciuto per occuparsi di ragazze non udenti. Le difficoltà sono evidenti, anche per le stesse religiose, titubanti nell'affrontare l'incarico, ma la dedizione della giovane Suor Marguerite farà scoprire nuove possibilità di interazione con la realtà circostante alla ragazza e alla sua famiglia.

E, forse, anche a noi. A patto di imparare come fece lei a sentire la natura prima che a vederla o poterla condividere con le persone care. Una natura, che in origine era quella della Poitier del diciottesimo secolo, dove l'associazione operava. E che il film mostra, mettendola al centro della storia; proprio per l'importanza rivestita nella vita della povera Marie, inzialmente in grado solo di percepire le sensazioni più immediate che il mondo circostante le restituiva. E che potrebbe restituire a quanti fossero disposti a godere di quella stessa natura nella stessa maniera, spontanea e immediata.

Un set "idilliaco" è stato definito quello del film, che ha scelto di spostarsi di circa 500 km - o poco più - per ricreare la cornice originaria, ma senza approfittare di licenze dettate dalla necessità. Un Eden che sarà relativamente facile poter ritrovare - e vivere - approfittando della regione del Rodano-Alpi, tra Montluel e l'Ain, e del dipartimento dell'Isère, nelle zone del château du Passage tra Lione e Grenoble, di La Balme-les-Grottes e La Salette-Fallavaux.

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