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Afghanistan location film Nothingwood Bamiyan Kabul

Inesplorato Afghanistan, terra di cinema

Arriva nelle sale Nothingwood, il documentario che ha conquistato l'Europa con ironia e sincerità.

I Wonder Pictures
Al di là delle ambientazioni più ricorrenti, spesso determinate dall'offerta di finanziamenti locali più che da esigenze narrative, per fortuna il cinema ci permette di volare lontano alla scoperta di lidi più lontani, dall'India del Palazzo del Viceré alla Norvegia di L'uomo di neve, dal Botswana alla Tasmania fino a Taiwan. Ma è veramente raro che si riesca ad ammirare un Paese con l'Afghanistan, spesso citato per tutt'altri motivi o nascosto dentro documentari che rimangono invisibili… Un po' come il Nothingwood della francese Sonia Kronlund, passato alla Quinzaine de Realizateurs di Cannes prima e al Biografilm Festival di Bologna poi, e che ora arriva incredibilmente nelle nostre sale per raccontarci di Salim Shaheen.

Salim Shaheen è il più celebre e prolifico attore, regista e produttore afghano; un uomo che passa la propria vita a realizzare i propori sogni d'infanzia e che ha realizzato - come Bollywood in India, sulla scorta della celebrata Hollywood - una vera e propria Nothingwood, per la capacità di riuscirci con 'niente' (Nothing, appunto, in inglese). Nel documentario lo troviamo a un centinaio di chilometri da Kabul, impegnato nel tentativo di proiettare alcuni dei suoi 110 film e - nel frattempo - girare il 111°. Il viaggio che vede coinvolta la sua solita banda di eccentrici e incontrollabili attori è l’occasione per conoscere questo appassionato di cinema, che negli ultimi 30 anni non ha mai smesso di fare film di serie Z in zone costantemente in guerra.

"Volevo che il film fosse più un viaggio che un ritratto, perché gli spettatori potessero vivere una piccola avventura con i personaggi, al loro fianco, e non a distanza - racconta la regista. - Di fatto la storia dura solo cinque o sei giorni, mentre Shaheen guida la sua troupe lontano da Kabul per le riprese". Verso ovest, verso il centro della nazione, dalle parti di Bamiyan, città che dà il nome alla omonima Valle e generalmente nota per il sito archeologico dei due giganteschi Buddha di Bamiyan, distrutti nel 2001 dai talebani e che l'UNESCO si è impegnata a ricostruire.

"Io non ho fatto niente - racconta proprio Salim Shaheen, incontrato al Biografilm di Bologna, dove ha accompagnato il film. - Inizialmente non avevo accettato le prime due proposte della regista, perché di solito gli stranieri vogliono fare dei film che vanno contro la nostra cultura, ma quando ho capito che sarebbe stato un film solo su di me. Sono stato solo attore, e l'ho accompagnata in giro, per motivi di sicurezza". "Ora andrò in Francia, poi in Turchia e di nuovo a Kabul - raccontava allora, dal festival emiliano. - Ma alcuni dei miei film li ho girati anche fuori dall'Afghanistan: in Olanda, a Dubai, nell'Industan, il Tagikistan, l'Iran, il Pakistan, più volte".

"L'area più stabile era quella di Bamiyan, in Afghanistan" conferma ancora la Kronlund, che aggiunge: "ci siamo divertiti, abbiamo riso e mangiato tutto il tempo. Tanto che a un certo punto abbamo dovuto reintrodurre elementi di realtà, per dare credibilità a quella che poteva essere una immagine distorta del Paese". "Anche per questo ho scelto di riprendere il viaggio di Salim, - rivela, prima di concludere parlando del Shaheen pubblico, eccessivo ed esibizionista, - era una forma più adatta a catturare completamente la portata del personaggio".

 
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