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In Polonia tra passato e presente nell'Agnus Dei di Anne Fontaine

La regista e attrice francese lascia le sue location abituali per calarsi in una realtà lontana, anche umanamente.

Good Films
Ci vuole coraggio per raccontare la guerra, e le sue vicende. E per non raccontarle sempre dalla parte degli eroi, degli eserciti o degli eventi drammatici legati a determinate località e nazioni. Per questo merita di esser riconosciuto il coraggio di Anne Fontaine e del suo Agnus Dei, una storia di guerra, ma dal punto di vista delle persone. Sette persone. Sette suore, vittime della disumanità di una guerra che stavolta ci viene mostrata lontana dai palcoscenici usuali, ambientandola in Polonia, nel voivodato della Varmia-Masuria.

Dopo aver mosso i suoi primi passi a Parigi, la regista lussemburgese aveva sempre girato i suoi film soprattutto tra Francia, Fiandre e Svizzera, ma evidentemente l'essersi spostata nel New South Wales australiano per il Two Mothers del 2013 le è stato in qualche modo d'aiuto per sentirsi libera di arrivare fino nel nordest polacco. Questo è infatti lo scenario della storia del giovane medico francese della Croce Rossa, Mathilde, in missione per assistere i sopravvissuti della Seconda Guerra Mondiale, che segue una suora in cerca di aiuto fino al suo convento per scoprirne il segreto: sette sorelle incinte, vittime della barbarie dei soldati sovietici, tenute nascoste nell’incapacità di conciliare fede e gravidanza.



"La storia di queste suore è incredibile - racconta la Fontaine, ispiratasi alle note scritte da Madeleine Pauliac, il medico della Croce Rossa che ha ispirato il film, e calatasi in una realtà difficile da esperire… - Volevo capire com’è realmente la vita in un convento, dal suo interno. Per me era importante comprendere la routine quotidiana delle suore, e conoscere il ritmo delle loro giornate. Sono andata in visita presso due comunità Benedettine, lo stesso ordine religioso del film. Sono entrata solo come osservatrice la prima volta, poi la seconda ho fatto esperienza della vita di una novizia".

E per rispettare le location nelle quali operava la stessa Pauliac, nel marzo del 2015, per sette settimane, le riprese si sono svolte nelle cittadine di Krosno, Warmia e Orneta (dove l'antica stazione locale è stata trasformata nell'ospedale della Croce Rossa francese del 1945). A conferma della tendenza recente e a fare della Polonia un set per molti film, soprattutto di Bollywood (grazie a un accordo internazionale), ma anche di Maestri come Steven Spielberg (Il ponte delle spie, a Breslavia).

"Ovviamente, i conventi polacchi non avrebbero accolto le riprese di un film - ricorda ancora la regista, parlando della scelta del Santuario di S. Maria Maddalena di Dukla (a un passo dai Carpazi, nel distretto di Krosno, ricco di tesori del barocco protetti dall'UNESCO). - Caroline Champetier, il direttore della fotografia, ci ha portati a visitare un convento abbandonato, dove erano rimasti in piedi solo i passaggi a volta e il cimitero che vediamo nel cortile. Le celle del piano di sopra erano state distrutte; ogni cosa era in un avanzato stato di degrado. Ma la location era ideale e ci è venuto in mente di costruire delle stanze all’interno dei passaggi a volta: un’infermeria, il refettorio e la piccola cappella. E’ stata una sfida. Siamo stati fortunati perché il prete incaricato ha sostenuto il nostro progetto. Si ha l’impressione che questo convento sia sempre esistito. Caroline ed io abbiamo mostrato alla truppe polacca dei film radicali come Thérèse di Alain Cavalier, e La Conversa di Belfort di Robert Bresson. Tutti assieme abbiamo anche scelto ogni panchina e ogni sedia. Non un solo oggetto era lì semplicemente a scopo puramente decorativo".


 
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