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Il viaggio di Yao nel Senegal di Omar Sy

L'attore francese torna alle origini nel nuovo film di Philippe Godeau che lo riporta nella sua Africa.

Cinema srl
Tutti conoscono il Mal d'Africa. Tutti quelli che hanno avuto la fortuna di vivere da vicino questo incredibile continente. Eppure in questo caso a scoprire di 'soffrirne' pare esser stato Omar Sy, interprete di Il viaggio di Yao di Philippe Godeau. Un film che ha rivestito un valore particolarissimo per l'attore francese che tutti abbiamo amato in Quasi amici e che continua a sorprenderci. Stavolta con una storia che lo ha visto impegnato anche nella produzione e che lo ha riportato nel Senegal dei suoi avi. Figlio di una cameriera originaria della Mauritania e di un operaio senegalese - emigrati in Francia - il nostro attore è arrivato alla recitazione quasi per caso, accompagnando un amico, un po' come accade sullo schermo al suo piccolo compagno di avventura…



Yao, un ragazzino di 13 anni che vive in un villaggio nel nord del Senegal, è disposto a tutto pur di incontrare il suo eroe, Seydou Tall (Omar Sy), un celebre attore francese. Invitato a Dakar per promuovere il suo ultimo libro, Seydou si reca per la prima volta nel suo paese d'origine. Per realizzare il suo sogno, il giovane Yao organizza la sua fuga e intraprende un viaggio in solitaria di 387 chilometri per raggiungere la capitale. Commosso dall'incontro con il bambino, l'attore decide di sottrarsi ai suoi obblighi professionali e di riaccompagnarlo a casa. Ma sulle strade polverose e incerte del Senegal, Seydou comprende che il percorso verso il villaggio del suo giovane amico, in realtà è anche un percorso verso le sue stesse radici.

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"L'idea di questo film mi è venuta molto tempo fa - spiega il regista. - Ne ho parlato con Omar Sy perché ho intuito che sarebbe stato sensibile a questa storia, che ne avrebbe condiviso gli aspetti intimi e i valori che trasmette". "Omar ha un ruolo centrale in questo progetto - continua Godeau. - Ho intuito che avesse bisogno di confrontarsi con le sue radici e che sarebbe stato positivo che lo facesse davanti a una macchina da presa". E così tra il 10 febbraio e il 12 aprile del 2018 il sogno ha preso corpo. E dalle eleganti location parigine (la più riconoscibile e meno scontata utilizzata per il saluto con l'ex moglie, girata nella splendida piazzetta di Cité de Trévise nel IX arrondissement di Faubourg-Montmartre) ci si è lanciati alla scoperta del Senegal di oggi.

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Un viaggio che i due 'amici per caso' compiono in parallelo. Uno dalla Francia alla Dakar di oggi, quella dell'Blaise Diagne Airport inaugurato nel dicembre 2017 e del Museum of Black Civilizations aperto solo nel dicembre 2018 (dopo la fine delle riprese), o del lussuoso Radisson Blu Hotel di Route de la Corniche e della futuristica Diamniadio Lake City che dovrebbe esser pronta nel 2035. L'altro percorrendo a piedi e - clandestinamente - in treno i 387 km che dividono la Capitale dal suo piccolo paese… Nella finzione il Kanel della Regione di Matam, quasi al confine con la Mauritania, nella realtà l'altrettanto minuto - ma molto più vicino Diofior, a ovest, nel Sine-Saloum, tra Joal-Fadiouth e Fatick.



E proprio su quel confine si svolge una sequenza importante, quella con la carismatica Tanam ballerina e coreografa Germaine Acogny sulle rive di un fiume. Una sequenza nella quale "realtà e fantasia si mescolano intimamente", come sottolinea Godeau, che rivela: "la sequenza si svolge di fronte alla Mauritania, sulla riva opposta del fiume, e la Mauritania è il paese da cui proviene l'altra parte della famiglia di Omar. L'aspetto simbolico era molto forte". Ma l'Africa è da sempre anche nella vita del regista… "Quando ero bambino e adolescente, mio padre lavorava nel pubblico impiego in Mali e io andavo a trovarlo laggiù - racconta. - È stata una fortuna, una fonte di arricchimento per me che ho potuto scoprire una cultura e un quotidiano molto distanti dalla mia vita di giovane occidentale in quegli anni".

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Convinto della forza del cinema e della sua capacità di superare la paura delle persone per il diverso, Godeau ha scelto di non intervenire e di filmare la realtà in uno dei momenti più incredibili del film, subito dopo l'arrivo di Seydou Tall a Dakar. "La prima immagine che colpisce nel film è l'ingorgo di traffico nell'ora della preghiera, - dice. - È una scena che mi ha ispirato mentre facevo un sopralluogo in Senegal e sono rimasto colpito dall'istante in cui tutti pregano insieme per la strada in un clima di grande quiete. Anche in questo caso non ho voluto accompagnare la sequenza con un commento: la mostro tale e quale l'ho osservata". E conclude: "Al di là della bellezza estetica ed esotica del Senegal, volevo che emergessero il senso della famiglia, della condivisione, dell'accoglienza, della fede; vorrei che Il viaggio di Yao consentisse agli spettatori di interrogarsi sul concetto di diversità".
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