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Messico location film Guillermo del Toro Dia de los Muertos San Angel

Il Messico immaginifico di Guillermo Del Toro

Un racconto fatto di colori e suggestioni dal regista produttore di Il libro della vita

20th Century Fox
Non è una novità che film e serie televisive diano a molti di noi la possibilità di visitare posti lontani, oltre a quella di sognare avventure uniche. Viaggi con la fantasia che costano poco e che, potendo, possiamo tentare di replicare o di tenere a mente la prossima volta che prenderemo un aereo. Ma non tutte le fantasie nascono da un'immagine da cartolina, o da uno sfondo 'fotografato' alla perfezione dalla scena di un film famoso. In fondo il bello della settima arte sta proprio nella sua capacità di suscitare emozioni e creare suggestioni, nei modi più vari.

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Ed è quello che fa magnificamente The Book of Life, Il libro della vita, il film di Jorge Gutierrez e prodotto da Guillermo del Toro in questo periodo nelle sale italiane. D'altronde è lo stesso produttore a definirlo "un viaggio" e a sottolineare quanto sia stato importante realizzare questo film, a maggior ragione con un conterraneo regista esordiente. "Ho visto che aveva qualcosa di unico", ha detto Del Toro, che ha voluto esplicitare il legame del film con il proprio Paese natale e fornire una chiave di lettura per entrambi: "Il libro della vita celebra l'essenza stessa del Messico. Noi tutti siamo stati cresciuti dalla stessa musica o dai film di El Santo, il wrestler mascherato, tanto quanto da altri elementi del nostro folklore. Come il Giorno dei Morti, che abbiamo cercato di rendere moderno, pur conservandone il carattere di celebrazione della vita e di quelli che sono venuti prima di noi".

Così, mentre una misteriosa guida turistica inizia a sfogliare il libro magico del titolo, scoprendo miti e leggende, sullo schermo veniamo sopraffatti dai mondi fantastici di Del Toro e Gutierrez. E l'anima del Messico si materializza. Sotto forma di campesinos e militari, di famiglie e tradizioni, di militari, poliziotti e toreri. Piani diversi che compongono un unico organismo, che coinvolge e invita, nonostante la forma animata. E che ci trascina in una terra nella quale costantemente si intrecciano il mondo dei vivi e quello ultraterreno.

"Qualcosa di diverso, fresco e meraviglioso", lo ha definito il buon Guillermo. E magico, come il realismo tipico della cultura latino americana e come la rappresentazione della festa più ricca che avremmo potuto immaginare e sognare di vedere dipinta sullo schermo: il giorno dei morti, appunto (celebrazione che dal 1 e 2 novembre prosegue poi per diversi giorni). Vestiti e decorazoni, riti e fantasmi, che i disegni rendono nella migliore delle maniere. Ma che si possono vivere anche di persona. Magari atterrando a Città del Messico, e cercando di ritrovare la San Angel immaginaria del film… nel 'Barrio Magico' della capitale o nella 'Hacienda' dalle parti di Puerto Vallarta.

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