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I figli del fiume giallo ci riportano in Cina

Nel suo nuovo film Zhang-ke Jia torna a girare nella sua regione, per allontanarsene.

Cinema Distribuzione
Siam stati a lungo abituati ai wuxia, film nei quali samurai e maestri di arti marziali si affrontavano in scontri mortali, e solo in tempi più recenti il cinema ha preso a offrirci un'altra faccia della Cina. Quella popolare e migrante che abbiamo visto in Al di là delle montagne di Zhang-ke Jia, per esempio. Guarda caso ambientato nella regione di cui parla anche il nuovo film dello stesso regista, I figli del fiume giallo.

Ma lo Shanxi è solo una delle aree che fanno fa sfondo alla storia di Qiao, da sempre innamorata di Bin, un gangster locale. Quando, durante una rissa tra bande rivali, Qiao apre il fuoco per difendere il suo uomo, per la donna inizia un lungo calvario. Quel gesto, e la sua lealtà, le costeranno cinque anni di carcere. Dopo i quali, una volta rilasciata, si rimette sulle tracce di Bin per cercarlo e riallacciare i rapporti con lui.



"Ho immaginato una donna nata e cresciuta nella mia città natale, in una regione mineraria nel nordovest della Cina", spiega il regista, che ha affrontato il film come "un personale viaggio emotivo" dalla "gioventù perduta" ai "sogni per il futuro". Originario della città-contea di Fenyang, Zhang-ke si è spostato di soli quattrocento chilometri per raccontare i conflitti tra le bande criminali della sua provincia, lo Shanxi di Datong che domina la prima parte del film (tra le miniere di carbone e il vulcano del locale National Geological Park).

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Un incipit che nasce dalle immagini girate circa venti anni fa dallo stesso regista, "scioccato nel constatare la rapidità con cui le cose siano mutate" nel suo stesso Paese da allora. Dal 2001, quando acquistò la prima videocamera digitale portandola con sé "a Datong, nella provincia dello Shanxi, filmando la gente nelle fabbriche, alle fermate degli autobus, sugli autobus, nelle sale da ballo, nelle saune, nei bar di karaoke, in ogni genere di luogo".



Ma da lì il viaggio della storia di questo I figli del fiume giallo continua. Verso il Gansu (l'avvistamento dell'ufo avviene nella zona di Dunhuang) e prima ancora nella contea di Wushan (quando Qiao cerca Bin dopo la carcerazione) e dalle parti di Wuhan, nello Hubei (la sequenza del ponte). In generale, prima di tornare nello Shanxi, tutta la seconda parte del film si svolge nella zona delle Tre Gole, in riva al fiume Yangtze, dove la costruzione di una diga rischia di far scomparire intere città. "Una location importante nei miei film, la definisce il cineasta, - sia perché illustra i drastici cambiamenti della Cina moderna, sia perché il paesaggio vero e proprio resta più o meno inalterato e continua ad assomigliare a un dipinto tradizionale cinese".

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Il luogo che Qiao però non riesce a raggiungere è lo Xinjiang, come spiega ancora Zhang-ke nelle sue note, nel profondo nord-ovest della Cina: "Forse ciascuno di noi possiede un luogo così, un posto dove non riuscirà mai ad arrivare, non per via della distanza geografica, ma perché è troppo difficile ricominciare una nuova vita. Una forza di gravità emotiva fatta di amori, ricordi e abitudini che ci mantiene legati ai nostri rapporti sociali e ci impedisce di andarcene liberamente".

 
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