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Stati Uniti location film Katherine Brooklyn New York

E poi c'è Katherine… a New York

Il film con Emma Thompson è uno dei tre titoli girati nella Grande Mela già nelle nostre sale.

Adler
La Mostra del Cinema Internazionale di Venezia ha da poco emesso i suoi verdetti, e di nuovo il Leone d'Oro è volato Oltreoceano. Negli Stati Uniti, di quella Hollywood che tra qualche mese potrebbe confermare alcuni verdetti dati dalla giuria del Lido… Magari proprio per il Joker, film vincitore di questa edizione. Nell'attesa, sono altri i film 'americani' che - solo questa settimana - si propongono di consolare i tanti appassionati di quel cinema… e della iconica Grande Mela: non a caso location principale del Vox Lux (che a Venezia aveva spopolato l'anno scorso), dello straziante Strange but true, ma soprattutto del E poi c'è Katherine di Nisha Ganatra.



Al centro di quest'ultimo, Katherine Newbury (Emma Thompson), conduttrice pionieristica e leggendaria nel circuito dei talk show di tarda notte. Quando questa viene accusata di essere una “donna che odia le donne” mette in atto delle azioni precise, in conseguenza delle quali Molly Patel (Mindy Kaling) viene assunta come unica donna nella stanza degli scrittori maschili di Katherine. Ma Molly potrebbe essere arrivata un po' in ritardo, dato che la formidabile Katherine affronta anche la realtà dei bassi ascolti e un’azienda che vuole comunque sostituirla. Molly, volendo dimostrare che non è stata assunta semplicemente perché donna, è determinata ad aiutare Katherine rivitalizzando il suo spettacolo e la sua carriera, e forse effettuando anche cambiamenti più grandi allo stesso tempo.

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Ma più dei tanti set sfruttati a partire dalla fine dell'aprile 2018 - su tutti quello dell'appartamento di Charlie/Hugh Dancy (a Brooklyn, in 42 Orient Avenue) - il regista ha voluto dare vita a una visione idealizzata di New York, come quella che ne hanno molti 'da lontano'. Pur girato interamente nella Grande Mela, il film ha cercato di sfruttarne le potenzialità iconiche, dando uno spessore unico tanto alla sontuosa residenza di Manhattan di Katherine, quando alla angusta camera da letto di Molly nel modesto appartamento di sua zia nel Queens.



"Girare a New York ha le sue criticità, ma è difficile replicare in studio l'aspetto della città - spiega la produttrice Jillian Apfelbaum. - Per Molly è un luogo che è più grande della vita stessa. Viverci è una grossa aspirazione, sembra totalmente fuori portata. Trasferirsi lì per lei è il sogno di una vita". E anche la scenografa Elizabeth J. Jones ha dovuto fare in modo che "già dall’atmosfera si capisse di essere a New York, in parte perché tutti pensavamo che la città fosse come la Mecca per questo tipo di format".

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Si parla del talk show costruito da zero alla bisogna, dal set e dal logo agli angoli del backstage condivisi dallo staff di autori. Ovviamente personalizzato per adattarsi all'immagine di Katherine: un po' datata, un po' sofisticata e sorprendentemente mascolina. "Gli uffici hanno un’impronta incredibilmente maschile: molto lineare, niente curve:, ha aggiunto la designer, che ha ammesso di aver usato "una tavolozza di colori più femminile" per la stanza di casa di Kathrine in cui la donna si concede di abbassare la guardia.

"Un personaggio che non starebbe mai a Los Angeles - continua la Jones. - Abbiamo usato molte influenze Art Deco che evocano la classica New York degli anni '30, abbiamo scoperto che viene spesso usata nella tv a tarda notte". Insieme a Kaling e Ganatra, Jones e il suo team di progettazione hanno voluto visitare gli uffici e i set di alcuni dei talk show più conosciuti della tv americana - dai primi spettacoli di David Letterman e Jay Leno - per farsi un'idea sulla vita quotidiana e le abitudini di quel mondo.
 
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