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Dal Missouri al Manitoba, per un Atto di fede

Il film di Roxann Dawson ispirato a una storia realmente accaduta, sceglie di spostare l'ambientazione dagli Stati Uniti al Canada.

20th Century Fox
Una storia vera - basata su quella di un adolescente dello stato del Missouri, negli Stati Uniti - è al centro del film Atto di fede di Roxann Dawson. Una vicenda drammatica e incredibile, per la quale non ci si è potuti avvalere delle location originali, per quanto auspicato da molti. Questioni di finanziamenti e imposte, che stanno facendo perdere milioni di dollari allo "Show-Me" State e che hanno spinto la produzione a dirigersi verso il Canada. Non una novità, vista la quantità di diverse ambientazioni che l'immenso stato mette a disposizione, e insieme l'ennesima dimostrazione della versatilità dei panorami canadesi, completamente diversi ogni volta.



In questo caso, a esser raccontata è stata l'esperienza del quattordicenne John che, durante una mattina di inverno, cadde nel lago ghiacciato di St. Louis, nel Missouri, annegando. La rianimazione cardiopolmonare, praticata per quasi mezz'ora, non portò a nessun risultato e il ragazzo venne dichiarato morto. In preda alla disperazione e per nulla disposta ad accettare di perdere il figlio, la madre Joyce Smith si sedette ai piedi del suo capezzale iniziando a pregare ad alta voce. Che sia stato grazie alla fede o meno, fatto sta che inspiegabilmente - nonché miracolosamente - il cuore di John ricominciò a battere. Ma dopo essere rimasto morto per un'ora, come è stato possibile che il giovane fosse ancora vivo?

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Detto delle necessità economiche alla base della decisione, la scelta relativa a dove spostare la lavorazione è infine caduta sulle località di Winnipeg, Selkirk e Portage la Prairie. E in tutta la provincia di Manitoba, dove si sono svolte la maggior parte delle riprese tra il marzo e il maggio 2018, per 32 giorni esatti. Un'agenda che ha permesso a Dawson & Co. di girare le scene in esterni su un vero lago ghiacciato, approfittando della fine del duro inverno canadese.

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"Avevamo bisogno che il pubblico credesse che fossimo su un lago ghiacciato - racconta il regista, - e noi eravamo davvero su quel lago ghiacciato! Era così freddo… Questi ragazzi sono stati così coraggiosi là fuori, per gli abiti che indossavano sul ghiaccio, l'unico sollievo per me è stato quando i miei piedi si sono intorpiditi tanto da far sparire il dolore da quanto era incredibilmente freddo". "Innanzitutto dovevamo girare la sequenza all'esterno, prima che il ghiaccio si sciogliesse, e poi abbiamo avuto tre giorni di tempo per fare il lavoro sott'acqua, per poi unirli insieme in digitale. Ci son voluti tre giorni per realizzare le riprese nella vasca, in due diverse vasche": ricorda il produttore DeVon Franklin, che ha anche aiutato la famiglia Smith a trovare un agente letterario con il quale sviluppare il libro.



"Il mio momento preferito dello shooting - continua Franklin - è stato quello della scena della chiesa: nell'ultimissima scena, nella quale abbiamo i primi soccorritori, l'intero cast e la musica… Quel giorno, con noi, avevamo anche il vero Pastore Jason, il vero Joyce Smith, e il vero John Smith". "Oltre a probabilmente circa 400 persone a registro, più extra vari, membri della band e tutto il resto - ricorda ancora. - È stato semplicemente fantastico".
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