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Da TriBeCa uno sguardo diverso su New York

Il cinema ama la Grande Mela, e la celebra in modi molto diversi: scopriamoli

Maybach Film Productions/Parts and Labor
Il Greenwich Village degli artisti e il bonificato Lower East Side, L'abbiente 'Upper' (East e West) di Woody Allen e John Lennon, l'operosa Midtown e la modaiola Soho, il trendy Meatpacking e la sovraffollata Times Square sono solo alcune facce della multiforme e cangiante New York, tutte più o meno note a quanti la abbiano scelta come meta turistica, tutte ampiamente rappresentate in molti dei film e delle serie tv qui ambientate.

Facile riconoscerle, insomma. Identificarle. Ma altri quartieri non hanno la stessa fortuna, e finiscono per scomparire dalla cartina di un potenziale tour della città che non dorme mai. A torto. Uno su tutti, TriBeCa: il 'Triangolo sotto Canal Street' a ovest di Chinatown e Wall Street, genericamente definita dai molti uffici che la popolano o - a lungo - per la ferita profonda di Ground Zero, aperta quell'11 settembre del 2001 che sembra indimenticabile.

E' proprio per aiutare gli stessi newyorkesi a non dimenticare, ma anche a non esser dimenticati, che nel 2002 Jane Rosenthal e Robert De Niro hanno fondato il TriBeCa Film Festival, per attirare l'attenzione e rivitalizzare una zona molto amata anche dalle star (Julia Roberts, Mariah Carey, Harvey Keitel, Beyoncé e Jay-Z hanno casa da queste parti) e che non ha mai smesso di essere vitale e interessante. Per la vicinanza allo splendido Battery Park sull'Hudson e alla maestosa Freedom Tower del rinato World Trade Center, per gli interessanti ristoranti (tra i quali anche quello dello stesso De Niro), per la storica caserma dei pompieri resa celebre da Ghostbusters e per una attività commerciale che poco ha da invidiare a quella della confinante SoHo.

Comprensibile che un set naturale di questo livello non venisse ignorato dal cinema. Sempre più, infatti, il cinema indipendente e 'arthouse' ambienta qui le sue azioni facendo delle strade della Lower Manhattan un personaggio più che una location. E i film presentati al celebre 'festival di quartiere' lo confermano. Come nel doloroso Meadowlands di Reed Morano, nel quale Olivia Wilde e Luke Wilson si confrontano con la scomparsa del proprio bambino in una vera e propria discesa agli inferi cittadina. Come nel The Adderall Diaries tanto voluto da James Franco - newyorkese di adozione, ormai, e tra i simboli della città - che vediamo sfrecciare con la sua moto, giorno dopo giorno, in mezzo ai grattacieli e le vite di un tessuto sociale produttivo e brulicante. O distante, come nelle inquadrature dall'elegante ufficio di Oliver Platt in When I Live My Life Over Again, con Amber Heard e Christopher Walken, che sottolineano ancora di più la particolarità di una zona tanto differente se rappresentata dall'alto o vissuta dall'interno.

Una zona, in questo senso, davvero emblematica del diverso rapporto che si può avere con la città dei sogni di molti. Spesso amata da lontano, per uno skyline che avvicinandosi si rivela molto diverso da quello che sembra. E che solo a chi ha la volontà, lo sguardo e il cuore per vederlo svela un tessuto e dimensioni sorprendenti, dalle molte anime. Dalle più cupe alle più radiose e popolari. Come certo cinema cerca di raccontare, sempre più spesso.

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