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Castel Volturno diventa La Magliana del canaro di Dogman

Pinetamare, il Parco del Saraceno e Villaggio Coppola sono la "casa" di Garrone e del suo ultimo film premiato al Festival di Cannes.

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Dopo il Premio per la miglior interpretazione maschile del Festival di Cannes appena conclusosi, andato al Marcello Forte protagonista di Dogman, il regista Matteo Garrone può decisamente dirsi soddisfatto per il successo del suo ultimo film. Ispirato alla drammatica storia vera del 'Canaro della Magliana', di Roma, e realizzato - dopo una attesa di oltre dieci anni - grazie anche alle incredibili location utilizzate dal film. Le stesse utilizzate per il suo antico L'imbalsamatore e per il più recente Gomorra.

In Dogman siamo in una periferia, sospesa tra metropoli e natura selvaggia, dove l'unica legge sembra essere quella del più forte. Qui vive Marcello, un uomo piccolo e mite che divide le sue giornate tra il lavoro nel suo modesto salone di toelettatura per cani, l'amore per la figlia Alida, e un ambiguo rapporto di sudditanza con Simoncino, un ex pugile che terrorizza l'intero quartiere. Dopo l'ennesima sopraffazione, deciso a riaffermare la propria dignità, Marcello immaginerà una vendetta dall'esito inaspettato.



La cornice di riferimento, come dicevamo, non è un elemento del tutto nuovo per il regista romano, appassionato di pittura e concorde nel trovare suggestioni dell'arte di Edward Hopper - "evidente, anche se in maniera quasi incidentale e non studiata", per usare le sue stesse parole - e nell'ammettere di aver approfittato di un paesaggio già definito lunare e - da qualcuno - persino post-apocalittico per lui in qualche modo rassicurante

"Mi sento come a casa lì", sono state le sue parole nel descrivere un'angolo di Castel Volturno che non avevamo preso in considerazione parlando delle Indivisibili di Edoardo De Angelis, quello del Parco del Saraceno a Pinetamare, e della darsena abbandonata di Villaggio Coppola. Una sorta di città fantasma di un far west moderno, ricca di fascino e sovrastata dalla nostalgia di quel avrebbe dovuto essere: nelle intenzioni del costruttore, una Rimini del litorale domizio. Ormai divenuta un simbolo dell’abusivismo edilizio.

"L'idea era proprio quella di trovare un luogo che fosse 'frontiera', che richiamasse un'atmosfera western, ma dove la comunità è presente, ed è importante l'idea di comunità e quel che gli altri pensano di te - ha spiegato Garrone, proprio dalla Croisette. - È la metafora di una società contemporanea, dove la violenza e presente come in passato. Nel villaggio ci sono caratteri che rappresentano personaggi che oggi possono essere riconoscibili in qualsiasi parte del mondo. Almeno stando alle nostre premesse e alle intenzioni. Cercavo anche un luogo in cui la periferia non fosse quella che rimandava a un immaginario già visto, da impegno sociale, nel quale ci fosse una sospensione più metafisica, coordinate che mi hanno portato al Villaggio Coppola".

 
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