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Riserva Naturale del Bosco della Mesola

Il Bosco della Mesola si scopre in bici

E’ la più estesa e importante area boschiva del ferrarese, da visitare a piedi o in bicicletta: da queste parti lo chiamano il Boscone

Cervi nel bosco<br>
©Thinkstock
Bosco della Mesola, cervi
Fino a qualche secolo fa la costa adriatica era coperta da antiche foreste: oggi si possono ammirare residui di bosco e di pianura molto ben conservati grazie ai 1058 ettari del Boscone, ovvero l’area boschiva che caratterizza la Riserva Naturale del Bosco della Mesola, la più estesa del ferrarese e senz’altro la più importante. Il terreno che la caratterizza è di origine alluvionale e il suo andamento irregolare è sintomo della presenza di antiche dune che a tratti formano ristagni d’acqua.

L’accesso al bosco è gratuito e libero in piccola parte: non è interamente visitabile ma i percorsi autorizzati permettono di avvistare cervi e daini ed è stato istituito anche un itinerario didattico di circa 500 metri per i non vedenti, attrezzato con tabelle in braille che aiutano la comprensione delle varie specie animali e vegetali presenti nell’oasi. Per chi vuole visitarlo è possibile percorrendo i sentieri a piedi o, meglio ancora, affittando all’esterno per pochi euro una bicicletta, scegliendo tra tre percorsi di diversa difficoltà e tempi di percorrenza.

Il primo è il più semplice e il più breve e si snoda tra una vegetazione di lecci e querce sempreverdi e le dune ornate da ornielli, capaci di raggiungere i 10 metri di altezza, ginepri ed altre specie del sottobosco come il pungitopo e l’asparago. Nelle zone più depresse e fresche sfilano la farnia, il frassino meridionale, il pioppo bianco, l’olmo e nelle zone che si allagano periodicamente non manca la presenza di giunchi e canne. Chi è amante dei funghi qui ne può trovare tantissime specie, alcune anche molto rare. Al di là dell’aspetto vegetale, il Bosco della Mesola è soprattutto conosciuto per la sua fauna: ecco quindi colombacci, tortore e rigogoli sugli alberi, gruccioni e martin pescatore che fanno il nido nei tronchi, falchi di palude, poiane, albanelle, civette, barbagianni ed allocchi che animano la vita diurna e notturna. Tra gli anfibi spiccano il rospo smeraldino, la rana agile, il tritone punteggiato e la raganella mentre anguille, persici, carpe e pesci gatto popolano i canali.

Tra daini, tassi, lepri, germani reali, aironi, garzette, anatre, folaghe e limicoli risalta la presenza dell’unico cervo autoctono dell’Italia peninsulare che è stato salvato dal Corpo Forestale dello Stato. Nel 1994, infatti, è stato varato un piano di tutela del cervo attraverso il miglioramento del loro habitat naturale, un nuovo assetto idraulico ed un’alimentazione di sostegno nei periodi più critici e la popolazione del Cervo della Mesola è l’unica in Italia considerata l’ultima testimonianza dei cervi della Pianura Padana.

E quando di pedalare non si ha più voglia ci si  può lasciar coinvolgere dall’arte e dalla cultura a pochi chilometri di distanza, grazie al Castello della Mesola, voluto da Alfonso II d’Este nel XVI secolo, e all’Abbazia di Pomposa, dove il monaco Guido d’Arezzo inventò il tetragramma, da cui nacque la scrittura musicale moderna. Per visitare Ferrara, invece, è d’obbligo risalire nuovamente sulle due ruote, essendo per antonomasia la città delle passeggiate in bicicletta.

Gli amanti della natura non possono non soggiornare all’Azienda Agricola Cà Vecia (Via Nuova Corriera 166; Bosco Mesola; tel: 0533/ 794600; www.agriturismoo-cavecia.it), struttura dedicata soprattutto al bird watching, mentre i buongustai che desiderino assaporare la cucina locale in un ambiente rustico trovano di che essere soddisfatti alla Locanda Duo (Via Mazini 60; tel: 0533/ 993306; www.locandaudo.it), che propone un vasto menu con piatti per tutti i gusti.
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