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Mario Sironi, Mostre a Roma

Le trasformazioni artistiche di Sironi

Roma - Attraverso le opere più significative si ricostruisce nelle sale del Vittoriano la complessa attività di Mario Sironi ripercorrendo tutte le stagioni della sua pittura

Mario Sironi
Comunicare Organizzando
Mario Sironi - Paesaggio Urbano, 1920
Curata da Elena Pontiggia, in collaborazione con l’Archivio Sironi di Romana Sironi, apre sabato 4 al Vittoriano, dopo vent’anni di assenza, la grande retrospettiva Mario Sironi. 1885-1961. Attraverso novanta dipinti, e attraverso bozzetti, riviste, e un importante carteggio con il mondo della cultura del Novecento italiano, la mostra, partendo dalle creazioni giovanili fino ad arrivare quelle degli ultimi giorni, intende far conoscere meglio un artista di statura europea, del quale lo stesso Picasso diceva “avete un grande Artista, forse il più grande del momento e non ve ne rendete conto”.

Perché andare
La retrospettiva si snoda attraverso le varie stagioni artistiche del Maestro, partendo dal periodo Simbolista, un iniziale momento in cui è già chiaro l’interesse dell’autore per la drammaticità. Qualche tempo dopo Sironi conosce Boccioni con cui stringe un forte legame di amicizia e si avvicina alla corrente del Futurismo (1913) di cui coglie gli aspetti della costruzione e della dinamicità (Il camion). A conclusione della Grande Guerra l’artista rimane impressionato dai manichini di De Chirico e dalla sua vicinanza ai drammi dell’umanità. Si apre così il periodo metafisico dell’artista (La lampada) che sarà caratterizzato da numerosi pellegrinaggi a Milano durante i quali l’autore verrà suggestionato dalla realtà cittadina. Nascono così i celebri paesaggi urbani, chiara manifestazione del suo credere fermamente nella solidità delle forme come idea di eternità. Nella seconda metà degli anni ‘20 è tra i fondatori del movimento Novecento Italiano. Da sempre amante della classicità, l’artista apre la nuova stagione dei così detti “Miti” durante la quale vede la luce uno dei suoi capolavori, (L’Architetto, 1922-192). Nel percorso espositivo vengono poi documentati il momento della sua “crisi espressionista”, a cavallo tra anni Venti e anni Trenta (Il pescatore), e la successiva avventura della pittura murale sempre degli anni Trenta (Il lavoratore), e poi ancora  la neometafisica (Eclisse) e il ritorno al quadro degli anni Quaranta (La penitente). A chiudere la mostra le opere del Dopoguerra e l’Apocalissi, uno dei suoi ultimi cicli pittorici, considerato il testamento spirituale dell’artista.

Da non perdere
Il cuore pulsante dell’esposizione romana è costituito dalle opere monumentali di Sironi, come Il lavoratore (1936) e L’Impero (1936), perché, secondo le parole della stessa curatrice, «la grandiosità di quella che, non per caso, è chiamata Città Eterna influenza profondamente la sua concezione dell’arte. L’ideale della Grande Decorazione che Sironi coltiva negli anni trenta si forma in lui ben prima di quegli anni (e ben prima del fascismo), guardando l’Arco di Tito e il Colosseo, la basilica di Massenzio e la Colonna Traiana, il Pantheon e le Terme di Caracalla, gli affreschi di Raffaello e di Michelangelo». Particolare attenzione merita all’interno del percorso espositivo la sala dedicata ai lavori di grafica pubblicitaria commissionati dalla Fiat all’artista.

Mario Sironi. 1885-1961
Fino all’8 febbraio 2015
Luogo: Complesso del Vittoriano, Roma
Info: 06/6780664


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