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Mario Merz, mostra, Gallerie dell'Accademia

La città irreale secondo Mario Merz a Venezia

A dodici anni dalla sua scomparsa le Gallerie dell’Accademia dedicano una mostra al maestro dell’Arte Povera che esplora il tema dello spazio

Igloo (di Marisa), 1972
http://www.mondomostre.it
Mario Merz - Igloo (di Marisa), 1972
Rimarrà aperta fino al 20 settembre 2015 presso i nuovi spazi destinati ad accogliere le esposizioni temporanee delle Gallerie dell’Accademia di Venezia, la mostra Mario Merz – Città Irreale che rende omaggio all’opera di Mario Merz, una delle personalità più rilevanti della scena artistica internazionale del secondo Novecento. L’esposizione intende esplorare in particolare il tema dello spazio in relazione alla sua ricerca artistica, così come di volta in volta è stato declinato: dal singolo oggetto quotidiano alla dimensione abitativa e all’idea di habitat, dallo spazio collettivo e urbano fino a quello cosmico e cosmologico. Tra le caratteristiche dell’artista ricordiamo che il neon è al centro di alcune delle sue opere più iconiche, commissionate spesso come interventi urbani nel tessuto di molte città europee: dalle installazioni permanenti, con la serie di Fibonacci, sulla cupola della Mole Antonelliana e l’Igloo Fontana di Torino, alla grande spirale nella metropolitana di Napoli, alle installazioni luminose della stazione centrale di Zurigo e dell’aeroporto Schiphol di Amsterdam.

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Perché andare
Il percorso espositivo si articola in senso cronologico per accompagnare il visitatore attraverso gli sviluppi della poetica dell’artista, partendo dalle prime sperimentazioni tra oggetto e architettura per arrivare alle grandi installazioni ambientali, passando per gli approfondimenti della sua attività grafica. La selezione dei lavori introduce inoltre una serie di parallelismi con alcune delle opere dei grandi Maestri della pittura veneta, presenti nelle collezioni delle Gallerie al piano superiore. Da Tiziano a Giorgione e Tintoretto in un dialogo con alcuni capolavori in cui la concezione della natura, della luce, del movimento, dello spazio architettonico e dei luoghi si apre a un possibile confronto teorico e formale, per una lettura originale e particolare di entrambe le espressioni.

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Da non perdere
Fra le opere del percorso espositivo segnaliamo Città irreale (1968) che segna la “conquista” dello spazio tridimensionale e il definitivo superamento del piano bidimensionale ma anche Impermeabile (1966) dove Merz si serve di tubi al neon per trafiggere oggetti di uso comune, i quali, attraversati dal segno luminoso, entrano a far parte delle dinamiche di energia spaziali. Igloo (di Marisa) (1972) introduce uno dei temi distintivi della ricerca dell’artista, poiché fa riferimento a una struttura abitativa comune alle culture orientali e a quelle occidentali, primordiale, archetipica e in perfetto equilibrio tra espansione e concentrazione. E poi ancora Fulmine in tazzina (1990), La natura è l’equilibrio della spirale (1976) e Un albero occupa soprattutto tempo, due alberi occupano il medesimo tempo ma uno spazio maggiore (1976), tutte opere di grandi dimensioni che esprimono la centralità della natura e dell’universo fisico e biologico nell’ambito della poetica di Merz.

Mario Merz.Città irreale
Fino al 20 settembre 2015
Luogo: Gallerie dell’Accademia, Venezia
Info: 041 5200345
Sito: www.gallerieaccademia.org


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