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Vincenzo Agnetti, antologica, Milano

A Milano antologica per Vincenzo Agnetti

A Palazzo Reale si riscopre l’universo creativo dell'artista concettuale italiano

Surplace
Courtesy Archivio Vincenzo Agnetti
Vincenzo Agnetti - Surplace, 1979
S'intitola Agnetti. A cent’anni da adesso l'antologica che Palazzo Reale dedica fino al 24 settembre all’artista concettuale italiano che ha trasformato la parola in immagini iconiche e l’immagine in poesia. Curata da Marco Meneguzzo insieme all’Archivio Vincenzo Agnetti, la mostra, attraverso un’analisi critica e “sentimentale”, invita il visitatore a riscoprire l’universo artistico di Agnetti cogliendone l’originalità, il rigore critico, la poetica e la straordinaria contemporaneità. La parabola artistica di Agnetti è stata breve, muore a soli 54 anni nel 1981, ma così intensa e tumultuosa da rendere difficile tenerne le tracce in maniera compiuta. La mostra vuole quindi riscoprire quest'artista ancora poco conusciuto nella sua poliedrica complessità.
 
PERCHE' ANDARE
 
Il percorso espositivo ripercorre il sentiero mentale di Agnetti, non sempre affidandosi alla cronologia ma privilegiando il filo logico del discorso artistico che impone associazioni e salti tra periodi diversi per condurre il visitatore tra le pieghe del processo creativo. In mostra più di cento opere, realizzate tra il 1967 e il 1981, che nel loro insieme restituiscono un’immagine chiara del lavoro dell’artista: la sua tensione poetica e visionaria, lo spiccato interesse per l’analisi dei processi creativi e per l’arte come statuto, il suo ruolo di investigatore linguistico e di sovvertitore dei meccanismi del potere, inclusi quelli della parola scritta, detta, tradotta in immagini limpide ed evocative, perché per Agnetti tutto è linguaggio. La parola nelle opere dell'artista non si limita ai rapporti semiologici, piuttosto realizza immagini, suggerisce indagini, costruisce narrazioni. Agnetti utilizza il paradosso visivo e concettuale per creare cortocircuiti interpretativi pronti per essere elaborati e rivisitati dall’osservatore, affidando al pensiero di chi guarda lo sviluppo e il senso di quanto ha scritto e immaginato.
 
DA NON PERDERE
 
Fra i suoi lavori più noti in mostra il suo autoritratto “Quando mi vidi non c’ero”, gli “Assiomi” ovvero bacheliti nere incise con colore a nitro bianco che, attraverso paradossi, tautologie, illuminanti sintesi di pensiero, sono il contrappunto analitico della sua produzione. E poi ancora il “Libro dimenticato a Memoria” e “La Macchina Drogata”, ovvero la calcolatrice Divisumma 14 della Olivetti i cui numeri sono stati sostituiti con altrettante lettere dell’alfabeto. Non mancano i lavori più significativi fatti utilizzando la fotografia come “l’Autotelefonata”, “Tutta la Storia dell’Arte in questi tre lavori”, “l’Età media di A”.
 
AGNETTI. A cent’anni da adesso
Fino al 24 settembre 2017
Luogo: Palazzo Reale, Milano
Info: www.palazzorealemilano.it
 
 
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