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Siria, l'Impero di Akkad collassò per la siccità

Un nuovo studio mette in luce le cause naturali della fine del primo impero mesopotamico

Mappa
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Mappa della Siria
PERCHÉ SE NE PARLA
Venti forti, tempeste di sabbia, siccità, inverni lunghi e sorprendentemente rigidi. Sarebbero naturali le cause della caduta dell’Impero di Akkad, considerato il più antico della Mesopotamia e fiorito tra il XXIV e il XXII secolo a.C.: è il risultato di un lungo studio condotto giapponese sul sito di Tell Leilan, il fulcro dell’impero, che si trova nell’attuale Siria. Fino ad oggi si era supposto che il collasso del regno fosse avvenuto a causa di tumulti interni e guerre civili, ma, dopo aver studiato i reperti fossili presenti sul sito, i ricercatori hanno fatto emergere un’altra verità: il clima deve aver reso sempre più difficile coltivare, e le sommosse, così come l’abbandono delle terre, potrebbero essere stati una conseguenza della disastrosa siccità. Dopo il crollo dell’impero ci vollero altri 300 anni perché qualcuno si insediasse nuovamente in quei luoghi, divenuti aridi e spazzati da frequenti shamal, i venti secchi e sabbiosi che investono l’area periodicamente.

PERCHÈ ANDARE
L'impero di Akkad (o impero accadico) viene definito come il primo impero della storia. Occupava una vasta aera della Mesopotamia, probabilmente posta principalmente sulla riva sinistra dell’Eufrate, ma non sono molti gli insediamenti finora rintracciati. Quello di Tell Leilan, dove sono stati raccolti i campioni fossili serviti allo studio, si trova nella Siria nord-orientale, nel governatorato di al-Hasaka, al confine con l’Iraq e la Turchia. Sorta come piccolo centro agricolo, Tell Leilan si espanse durante l’epoca accadica per poi essere abbandonata per secoli, fino a che gli assiri vi rifondarono la città di Shubat-Enil. Si sa che qui sorsero un’acropoli e un palazzo reale, ma le poche rovine presenti sono ancora oggetto di studi. Le testimonianze più preziose rinvenute sono delle tavolette di argilla incise a carattere cuneiformi (più di 1000), oggi custodite presso musei siriani.

DA NON PERDERE
Il più importante sito archeologico dell’area è quello di Tell Halaf. Si tratta dei resti di un insediamento neolitico, della cosiddetta cultura di Halaf, risalente al VI secolo a.C. divenuto in seguito la città aramea di Guzana. Sono state qui ritrovate le rovine di grandi statue, rilievi ornamentali, fondazioni di grandi edifici e tantissimo vasellame neolitico. Purtroppo molti dei resti andarono perduti nella prima metà del '900 a causa di conflitti e dell’impossibilità di mettere al sicuro le opere.

PERCHÉ NON ANDARE
Quest’area della Siria corrisponde al Rojava, la regione autonoma curda (solo de facto) attualmente sotto attacco da parte della Turchia. La guerra civile siriana, quella contro l’Isis, ora contro Erdogan sono solo alcune delle vicende più recenti che hanno visto il popolo curdo implicato in conflitti contro chi si rifiuta di riconoscerne l’esistenza e le istanze di autonomia. Si tratta di una vicenda che si protrae da secoli, che non si può riassumere in poche righe, ma certamente non si tratta di una zona dove andare a fare turismo in questo momento storico.
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