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Sicilia, a Selinunte sacrifici di tori in un santuario 

Uno dei parchi archeologici più antichi d'Italia: ecco una piccola guida per scoprirne la storia e le sue principali caratteristiche...

Selinunte, Sicilia
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Selinunte, Sicilia
PERCHE' SE NE PARLA
La tredicesima campagna di scavo della New York University e dell'Università Statale di Milano ha portato alla luce, nel Parco Archeologico di Selinunte, in Sicilia, una struttura rettilinea con fondazione in schegge di calcare ed elevato in mattoni crudi. Grazie a questa scoperta si è potuto stabilire che l'edificio aveva una lunghezza di 4.5 metri, ed era posizionato subito a est del più recente Tempio R, con lo stesso orientamento est-ovest. Databile nell'ultimo quarto del VII secolo a.C., questo edificio, tra i più antichi di fase greca fin qui identificati a Selinunte, aveva con ogni probabilità una funzione sacrale. 

Di particolare importanza è il rinvenimento della deposizione votiva di un palco di cervo rosso perfettamente conservato. Per le fasi di costruzione e uso del Tempio R, due scoperte significative sono state due buche di palo, funzionali al sollevamento dei blocchi dell'edificio, e un altare cavo per libagioni perfettamente conservato. Una scoperta della massima importanza da questo contesto è la deposizione votiva di due corna di un toro (Bos Taurus) adulto di grandi dimensioni. Si tratta della prima evidenza archeologica per il sacrificio di tori nel grande santuario urbano di Selinunte. 

PERCHE' ANDARCI
La città di Selinunte si estendeva su un’area piuttosto vasta; qui, nella collina orientale, ammiriamo i tre templi denominati E, G, F . Il tempio G era destinato ad essere uno degli edifici religiosi più imponenti dell’architettura classica. Iniziato nel 530 a. C., il tempio G non riuscì ad essere ultimato prima della caduta di Selinunte. Tempio F è il più piccolo, doveva avere 6 colonne sulle fronti e 14 sui lati. Tempio E, invece, risale al 460-450 a. C.; ha forme doriche, 6 colonne sulle fronti e 15 sui lati; questo, crollato a causa di un terremoto, è stato rialzato nel 1960. Andando ora a sud, verso le altre rovine, si incontrano i resti delle possenti fortificazioni che cingevano la città sin dall’età arcaica. 

DA NON PERDERE
Ecco poi la città punica: un’area sacra dedicata ai sacrifici e l’abitato con muri a telaio; sui pavimenti c’è il segno della dea Tanit, del caduceo, del dio Toro. Riprende la serie dei templi coi resti del tempio O, dorico, e del tempio A, simile al precedente, entrambi tra il 490 e il 460 a. C.. Vi sono anche i resti di due altri edifici di culto, il Megaron e il tempio B con colonne ioniche e fregio dorico. Al centro di questo vasto spazio, il temenos, sorge il grandioso tempio C, iniziato nel 560 a. C., rialzato in parte intorno al 1939. Un po’ a nord, si vedono i resti del tempio D, simile al tempio C. All’estremità sud-est del temenos un grande portico a L delimitava l’intera area. Continuando ancora verso nord, si giunge alla porta che chiudeva l’acropoli, con varie torri e fortificazioni.

PERCHE' NON ANDARCI 
Pochi aiuti per il visitatore di questo parco archeologico: non si vendono guide, neanche bottigliette d'acqua. E il suo aspetto trasandato, un po' abbandonato, non rende onore alla bellezza e al valore storico di questo incredibile sito.

COSA NON COMPRARE 
La cultura siciliana offre davvero tanto: dalle trottole alle ceramiche, dai quadretti alle marionette. Oltre alle abbondanti e buonissime cose da mangiare. Ci sono anche i tradizionali carretti siciliani: bellissimi da vedersi in un negozio, certo. Un po' meno da tenere in casa.
 

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