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Napoli, il mistero del sangue di San Gennaro

“Non si è sciolto”, afferma la curia napoletana. E il mancato miracolo sembra spaventare gli autoctoni. Scopriamo i luoghi di questo antico culto

Catacombe di Napoli
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Catacombe di Napoli
PERCHE’ SE NE PARLA “Il sangue non si è sciolto”: la Curia di Napoli ha annunciato il mancato miracolo di San Gennaro. Il rito in questione, iniziato il 16 dicembre 1631 quando le reliquie del santo avrebbero fermato una devastante eruzione del Vesuvio, è una delle tradizioni più sentite da fedeli e non. Gli anni in cui il miracolo, in particolare quello del 19 settembre, non è avvenuto sono stati spesso nefasti. Il sangue non si è sciolto, ad esempio, in occasione dell’inizio seconda guerra mondiale, dell’epidemia di colera degli anni Settanta e del terremoto del 1980. 

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PERCHE’ ANDARCI Si trovano nel Duomo di Napoli sia le ossa del Santo, patrono principale di Napoli, che le due antichissime ampolle contenenti il presunto sangue del santo raccolto da una donna pia di nome Eusebia subito dopo il martirio. Queste vengono esposte alla venerazione dei fedeli tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio, il 19 settembre ed il 16 dicembre. La Cappella del Tesoro di San Gennaro non custodisce soltanto le reliquie ed il sangue, ma è sicuramente un prezioso gioiello di arte e architettura. Le ossa sono custodite in un’anfora, nella cripta di San Gennaro (Cappella Carafa). Alcuni frammenti del cranio, invece, sono nella calotta del prezioso busto angioino di San Gennaro, custodito nella Cappella del Santo. Da non perdere neanche il Tesoro di San Gennaro, composto da straordinari capolavori raccolti in sette secoli di donazioni, esposto nel Museo del tesoro di San Gennaro.

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DA NON PERDERE Le Catacombe di San Gennaro sono disposte su due livelli non sovrapposti, entrambi caratterizzati da spazi estremamente ampi. Il nucleo originario delle Catacombe risale al II secolo d.C. Si tratta, probabilmente, del sepolcro di una famiglia gentilizia che poi donò gli spazi alla comunità cristiana. L'ampliamento iniziò nel IV secolo d.C. in seguito alla deposizione delle spoglie di Sant'Agrippino, primo patrono di Napoli, nella basilica ipogea a lui dedicata. Un'unica navata scavata nel tufo, che conserva ancora una sedia vescovile ricavata nella roccia e l'altare con un'apertura, in cui i fedeli potevano vedere e toccare la tomba del santo.
 
PERCHE’ NON ANDARCI Malavita e maleducazione sono presenti ovunque, in tutto il mondo. Eppure Napoli, in merito, ha davvero una brutta fama. Immeritatamente. Per stare più tranquilli, basterebbe prestare maggiore attenzione nelle zone dei Quartieri Spagnoli e di Forcella, dove si consuma una dura guerra tra clan. Ma anche in quelle di Marianella e Piscinola. E, ovviamente, di Secondigliano e Scampia.
 
COSA NON COMPRARE In vendita non solo miniature e piccoli soprammobili del Santo, ma anche ben più importanti/imponenti busti. Da comprare solo se avete un vero e proprio culto.
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