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Mongolia Stele del Cervo

Mongolia, i cavalli dal veterinario già 3000 anni fa

Uno studio evidenzia le più antiche tracce di pratiche veterinarie 

Mongolia Stele del cervo
istockphotos
Stele del cervo
PERCHE’ SE NE PARLA
Già nel 1300 a.C. i cavalli mongoli andavano dal veterinario. E’ quello che emerge da uno studio della dentatura dei resti di cavalli ritrovati presso il sito archeologico delle ‘Stele del Cervo’. Uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences afferma che ci sono evidenze di pratiche come l’estrazione dei denti sulle mandibole degli equine, effettuate con molta probabilità su denti da latte che causavano dolore o difficoltà nella masticazione degli animali. La cultura che si associa alle Stele del Cervo è datata tra i 3200 e 2600 anni fa: apparterrebbe dunque agli antichi mongoli la prima pratica veterinaria dentale conosciuta. D’altronde si trattava di tribù nomadi, che dal benessere dei propri cavalli dipendevano. E’ quindi altamente probabile che facessero il possibile per mantenerli sani e vigorosi. Sono anche state ritrovate evidenze di impianti particolari per imbrigliarli, per le quali erano necessari strumenti molto sofisticati per l’epoca.
 
PERCHE’ ANDARE
Quello in Mongolia è un viaggio leggendario per molti. Steppe sconfinate, civiltà ancora dedite al nomadismo e alla vita nella natura, per quanto estrema, a volte. Montagne, monasteri, deserti. E certo, anche una capitale vivace e moderna, Ulan Bator. Proprio in questi giorni (tra l’11 e il 15 luglio) si tiene il Nadaam, festa nazionale che celebra la cultura mongola e in particolare il Gobi, l’immenso deserto, con esibizioni, parate, sport, musica, danze. A ottobre invece si può assistere al pittoresco festival delle aquile, vera meraviglia per chi ama la fotografia di viaggio.
 
DA NON PERDERE
Quello delle Stele del Cervo è un complesso di monoliti, lunghi e stretti, che si ergono nella steppa mongola. Si tratta di un complesso funerario, attorno al quale sono state ritrovate centinaia di ossa di cavalli. Il nome deriva dalla singolare decorazione dei monoliti: il tema del cervo è ripetuto in mille forme e ‘pattern’. Si tratta di centinaia di stele, sparse in diverse zone e intagliate in epoche diverse, la cui origine non è ancora del tutto chiara.
 
PERCHE’ NON ANDARE
Quello in Mongolia è un viaggio piuttosto avventuroso, e richiede un buono spirito di adattamento. E’ uno dei paesi più disabitati del mondo, isolato, e il viaggio organizzato è consigliabile viste le distanze e la poca ricezione turistica. 
 
COSA NON COMPRARE
Ebbene sì, anche in Mongolia troverete portachiavi e calamite per il frigorifero. Ma l’artigianato locale, i tessuti, i coltelli intagliati, sono davvero unici e valgono ben più la pena (e la spesa). 
 
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