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Cappero di Pantelleria IGP

Il gusto afrodisiaco di Pantelleria

L'isola siciliana di origine vulcanica circondata da acque cristalline, è ricca di storia e di aromi intensi come quello del Cappero IGP

isola sicilia<br>
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Pantelleria
Il Cappero di Pantelleria è un arbusto tipico della flora mediterranea coltivato sull’omonima isola di Pantelleria. La particolarità del territorio, del clima e dei metodi di lavorazione del prodotto conferiscono al cappero un sapore aromatico e salato.

LA TRADIZIONE Il cappero di Pantelleria è conosciuto e citato sin dall’antichità da autori come Dioscoride e Plinio e addirittura il primo accenno venne fatto nella Bibbia, nell’Ecclesiaste XII, 5. Nel 1600 Domenico Romoli, nel suo famoso trattato culinario “La Singolar Dottrina” afferma che «…quei che mangeranno non hauran dolore di milza, ne di fegato… son contari alla melanconia, proucano l’ourina…». Credenza diffusa nell’antichità era anche la convinzione che i capperi panteschi avessero virtù afrodisiache. Carlo Volontè nel suo “Ricette Pratiche” scrisse: “Ed anzi è proprio l’Italia che vanta i migliori capperi del mondo: sono quelli dell’isola di Pantelleria, dove oltre a crescere splendidi allo stato spontaneo, i capperi vengono coltivati su ampia scala”.

LA DENOMINAZIONE L’Indicazione Geografica Protetta "Cappero di Pantelleria" è riservata al prodotto che nasce nell’intero territorio dell’isola di Pantelleria in provincia di Trapani.

LE CARATTERISTICHE Presenta bottoni fiorali di forma globosa, subsferica, raramente lunga o conica, di colore verde tendente al senape. L’odore è aromatico, forte e caratteristico, mentre il sapore è aromatico e salato.Il loro calibro varia dai 7 ai 15 mm a seconda del momento della raccolta. Quelli più piccoli sono più sodi e adatti alla consumazione anche crudi in insalate, sulla carne e sul pesce, mentre i capperi grandi e più morbidi sono adatti alla preparazione di sughi, salse e patè. Prima di essere consumati si consiglia di sciacquare i capperi sotto l’acqua corrente e di lasciarli in ammollo per circa un’ora.

LA PRODUZIONE La zona di produzione del Cappero di Pantelleria IGP riguarda esclusivamente l’omonima isola, in provincia di Trapani, nella regione Sicilia. La produzione massima di capperi freschi consentita è fissata in 1,5 kg per pianta ed in 3 tonnellate per ettaro.

LA CULTURA Il cappero è una pianta con esigenze idriche limitatissime e trae vantaggio dalla coltivazione in piena terra propagandosi per semi o preferibilmente per talee. In tutta l’isola di Pantelleria (soprattutto nel versante meridionale), si possono ammirare i tipici terrazzamenti, muri a secco costruiti nel corso dei secoli dai contadini per proteggere non solo le viti ma anche i capperi.Dopo circa tre anni dalla messa a dimora delle barbatelle (viti innestate nel terreno), le piante di cappero entrano in produzione: la fioritura avviene da maggio ad ottobre in condizioni di umidità favorevoli, mentre la pianta entra in riposo durante i mesi freddi.

IN CUCINA Il cappero di Pantelleria offre numerosi spunti in cucina ed è in grado di arricchire ogni piatto da portare in tavola. Si parte con gli antipasti (Gamberetti e Capperi – bruschetta ai capperi), i primi (spaghetti alla Puttanesca – Pesto alla Pantesca Crudo), i secondi (Coniglio ai capperi – Dentice ai capperi) e infine i contorni (uova, peperoni e capperi – Caponata Pantesca). I capperi di Pantelleria sono  ingredienti d’eccellenza in numerosi piatti tipici della cucina Mediterranea e protagonisti nella pizza napoletana ed in quella alla siciliana.

IL TERRITORIO Il terreno di Pantelleria è di origine vulcanica, estremamente arido per le scarse piogge e per la mancanza di corsi d’acqua. L’irrigazione avviene esclusivamente grazie all’elevata escursione termica tra giorno e notte e all’utilizzo dell’acqua piovana. Pantelleria, la più grande delle isole satellite della Sicilia, con una superficie di 83 kmq è anche la più occidentale: solo 84 km la separano dal continente africano ed è alla stessa latitudine di Tunisi. Il clima caldo è comunque temperato dai quasi onnipresenti venti marini che soffiano fortissimi e che giustificano l'appellativo Qawsarah o Bent el Rion, Figlia del Vento, dato dagli Arabi. Il nome attuale è invece di origini tardo-greche o bizantine e significa forse "Terra ricca di offerte". Le coste frastagliate, bagnate da un mare cristallino, la ricchezza dei fondali, i versanti scoscesi coperti di colture a terrazze racchiuse da muretti a secco, i tipici i dammusi, conferiscono una bellezza ed un carattere eccezionali a quest'isola che il colore del suolo, composto per lo più da rocce basaltiche, ha fatto soprannominare la "perla nera del Mediterraneo". Una terra vulcanica - Il punto più alto è la Montagna Grande (836 m), antico cratere. Le coste rocciose di nera lava scavate da grotte e ricche di piccoli promontori che si tuffano in mare, chiudono terre di natura eruttiva e quindi estremamente fertili ed adatte alla coltura della vite. A Pantelleria si possono ancora osservare fenomeni di origine vulcanica: le fonti termali sottomarine nei pressi della costa, le grotte naturali ove si producono emanazioni di vapori sulfurei e le favare, getti di vapori intermittenti che sbuffano dalle spaccature laviche soprattutto in prossimità dei crateri. Sono forse di origine africana i primi abitatori dell'isola che l'avrebbero raggiunta nel neolitico soprattutto per estrarre l'oro nero, l'ossidiana, ai tempi uno dei materiali più preziosi. Vicino ad un villaggio di quest'epoca le cui fortificazioni trovano riscontro solo a Los Millares in Spagna (vicino a Almeria), si trovano i sesi, costruzioni funerarie megalitiche specifiche dell'isola ma la cui forma ricorda un poco quella dei nuraghi sardi. L'abitazione tradizionale pantesca è il dammuso, di derivazione araba. Di forma cubica, è in conci di pietra squadrati (oggi sono solo il rivestimento esterno), il tetto, a terrazza, si alza al centro in uno o più rigonfiamenti leggermente bombati che fungono da intercapedine e permettono lo scorrimento e quindi la raccolta dell'acqua piovana. Le case del capoluogo, ricostruito senza seguire un vero e proprio piano regolatore dopo la seconda guerra mondiale, si raggruppano intorno al porto dove si eleva il Castello Barbacane, la cui origine risale forse all'epoca romana, ma che è stato demolito e ricostuito più volte fino all'aspetto attuale dovuto a Federico II di Svevia. Da visitare Punta dell'Arco, capo che termina con l'Arco dell'Elefante, spettacolare arco di lava grigia che evoca, per forme e colore, la testa e la proboscide di un pachiderma; il Viallaggio Neolitico, antichi crateri di tinta rossastra in cui si trova il sito archeologico. E il Monte Gibele, antico vulcano ormai spento, è ora una piacevolissima meta per le passeggiate.
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