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Galatone: barocco, Templari e albicocche

Il succoso frutto tutelato dalla Fondazione Slow Food è uno dei gioielli della città salentina affacciata sul Mar Ionio.

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©Thinkstock
Rinfrescanti albicocche
Fresca, dolce e gustosa l'albicocca di Galatone è unica nel suo genere e, grazie all'intervento della Fondazione Slow Food, sta vivendo un periodo di rilancio che le consentirà di portare ancora sulle tavole dei buongustai tutta la freschezza e la genuinità delle terre del Salento.

LA TRADIZIONE Si racconta che furono i Templari ad introdurre l'albicocca di Galatone nel Salento. Stavolta forse la leggenda non si allontana di molto dalla realtà perchè, in effetti, fu dal Medio Oriente che l'albicocca approdò sulle coste italiane e proprio all'epoca dei Cavalieri Templari. Con i suoi numerosi vigneti, uliveti, mandorleti, lecceti, Galatone, a pochi passi dalla riviera jonica, rappresentava un importante centro di snodo per gli scambi commerciali della frutta e della verdura destinate ai mercati a nord della Puglia. Contadini e commercianti si riunivano al limitare del paese, in un punto che faceva da crocevia tra la città e la campagna e proprio tra i prodotti più graditi si distingueva l'albicocca. Questa varietà era particolarmente apprezzata dai consumatori per l'ottimo sapore, e dagli agricoltori per la sua longevità. Gli alberi, infatti, cominciavano a produrre tre anni dopo l'impianto e continuavano a farlo per oltre cinquanta anni, basti pensare che nell'agro di Galatone sopravvive e fruttifica ancora un albero di ben ottanta anni. I produttori attribuiscono questa longevità all'usanza di innestare le albicocche su un mandorlo amaro anziché su un susino o un franco. Di contro, i frutti che se ne ottengono sono particolarmente delicati e inadatti alla manipolazione industriale e, di conseguenza, anche al trasporto e alla commercializzazione su mercati particolarmente distanti dalla città. Con il progressivo abbandono delle campagne e con la conversione dei frutteti alla coltivazione di specie più redditizie, la coltivazione dell'albicocca di Galatone a partire dagli anni '50 ha subito una considerevole battuta d'arresto ed oggi sono pochissimi i produttori che ancora la trattano.

LA DENOMINAZIONE Se l'albicocca di Galatone porta il nome del paese in cui viene prodotta è perchè su questi territori ha sviluppato caratteristiche uniche che la differenziano da tutte le altre. Il suo sapore ed il suo aspetto, infatti, sono il risultato del lavoro degli agricoltori che, nel corso degli anni, hanno impiantato gli alberi seguendo tecniche diverse da quelle tradizionali.

LE CARATTERISTICHE Quelle che vengono colte dagli alberi di Galatone sono albicocche di una specie precoce e si presentano di dimensioni molto ridotte, simili a quelle di una noce e con screziature intorno al peduncolo simili a lentiggini. Il suo profumo è piacevole ed intenso mentre, al palato, la consistenza colpisce per la morbidezza. I frutti si sciolgono in bocca ed è proprio questo aspetto a renderli così difficle da trasportare.

LA PRODUZIONE La maggior parte degli alberi sopravvissuti è concentrata nelle proprietà delle famiglie e i commercianti non acquistano più questi frutti perchè non sono in grado di proporre prezzi congrui ai produttori. E' grazie alla Fondazione Slow Food e al suo tentativo di ricreare un piccola economia attorno a questo frutto se oggi la succosa albicocca locale sta vivendo una fase di rilancio.

IL TERRITORIO Bisogna risalire al Paleolitico per ricostruire la lunga storia della città salentina delle albicocche. Risalgono, infatti, alla preistoria le prime tracce di insediamenti nella zona, testimoniati dal menhir di contrada Coppola. La sua posizione a ridosso della costa ionica, nei pressi di Gallipoli, l'ha resa per secoli ambita preda delle mire di Saraceni, Bulgari e Bizantini che se la sono contesa sino a quando non è entrata a far parte del sistema feudale che nel Medioevo coinvolse tutto il Salento. Fu in questo periodo che la città assurse al suo ruolo di centro rurale. Di questa epoca storica sono, però, esigue le testimonianze giunte sino ai giorni nostri. La città venne, infatti, colpita da un rovinoso sisma durante il quale andarono distrutte la maggior parte delle costruzioni. Con la ricostruzione, poi, anche gli edifici sopravvissuti subirono modifiche decisive, come avvenne alla Porta di San Sebastiano e al Palazzo Marchesale. Ciò che oggi colpisce i viaggiatori che la visitano sono, dunque, le bellezze risalenti al periodo tardo barocco che ha regalato pregevoli esempi di architettura tutti da scoprire ed apprezzare. A cominciare dal suggestivo Santuario del Crocifisso, con la maestosa facciata decorata in stile rococoò e i sontuosi interni adornati con tele raffiguranti i miracoli. Di grande pregio anche la pittoresca chiesa della Vergine Assunta che, tra i preziosi dipinti che abbelliscono l''interno, custodisce un'interessante copia settecentesca del Martirio di san Sebastiano di Mattia Preti.

LA CULTURA Per decenni questi frutti hanno rappresentato un'eccellenza dell'agricoltura locale. La tradizione legata alla loro coltivazione era profondamente radicata nella cultura di queste terre tanto che alla loro produzione si attribuivano leggende ed aneddoti. Oltre alle storie sul ruolo dei Templari nella loro importazione in terra salentina, si raccontava anche un'altra piccola leggenda legata al loro aspetto. Quando, infatti, i bambini chiedevano il perchè della colorazione così particolare, gli anziani rispondevano che “Li pitta Santo Luca”, ossia che li dipinge San Luca.

IN CUCINA La morbidezza rende difficile la manipolazione dell'albicocca di Galatone, ma ciò non impedisce, con le dovute accortezze, di utilizzarla anche come prezioso ingrediente in cucina per dolci e preparazioni gustose e rinfrescanti. In particolare si presta ad essere utilizzata come componente per la preparazione di sfiziose marmellate come quella di albicocca, pesca nettarina e lavanda.
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