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San Vito Chietino Eremo Dannunziano Abruzzo itinerario romantico

In Abruzzo l'Eremo di D’Annunzio che ispira l'amore

A San Vito Chetino, su un promontorio della Costa dei Trabocchi, si trova l’Eremo abitato dal Vate nel 1889, ancora oggi avvolto da atmosfere magiche 

Lapide dell'Eremo di D'Annunzio<br>
© Abruzzo Citra
Eremo delle Portelle, lapide
I conoscitori del Trionfo della Morte di Gabriele D’Annunzio ben sanno che il protagonista del romanzo è un giovane abruzzese di nobile discendenza che ha abbandonato il paese di origine per trasferirsi a Roma e che la maggior parte dei luoghi descritti si trovano in Abruzzo. Il libro quinto, più precisamente, descrive il soggiorno del protagonista a San Vito Chetino, presso la casetta sull’eremo. Quello stesso luogo che oggi si conosce come Eremo Danunziano o Eremo delle Portelle. Si trova in località Portelle, su un promontorio della Costa dei Trabocchi, e si apre su un panorama suggestivo che ha per sfondo il mare. Fu proprio qui che, durante l’estate del 1899, Gabriele D’ Annunzio soggiornò insieme a Barbara Leoni, la donna che per molti fu quella amata con maggiore sincerità, musa e compagna per cinque anni.

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E’ qui che il vate ebbe l’ispirazione per trovare il finale del romanzo in questione. La natura affascinante e ammaliatrice che circonda l’eremo riporta il visitatore indietro nel tempo, tra i pensieri del grande poeta cantore dell’amore. Non c’è quindi luogo più perfetto da ammirare insieme al proprio innamorato o innamorata. Ci si può ben immaginare una piccola casa rurale immersa in una solitudine selvaggia e silenziosa, dove oltre ai suoni della natura si ode solo il rumore del treno che passa per la stazione di una delle cittadine affacciate in riviera. Nel 1899 era una casa di forestieri a picco sul mare, un eremo rustico ideale non solo per la loro fuga romantica lontano dalla mondanità romana, ma anche per la creatività letteraria che rese possibile la stesura de Il Trionfo della Morte, in cui la figura della donna amata dal protagonista si rifa proprio a quella di Barbara Leoni.

Per comprendere appieno quella solitudine misteriosa che tanto piaceva alla coppia bisogna pensare che in quei tempi  la località doveva essere totalmente amena, un luogo quasi inaccessibile, paradiso indiscusso della natura ricoperto di aranci e di ulivi. Non esisteva infatti la strada statale ma vi era solamente un pianoro che terminava quasi a strapiombo sul mare, e si poteva giungere alla casa dalla vicina stazione di San Vito solo attraverso una mulattiera, quella stessa che Gabriele fece ricoprire di ginestre prima dell’arrivo della sua Barbara, affinché ella potesse giungere all’Eremo adorata come una Madonna in processione verso il tempio consacrato all’amore. Oggi del soggiorno del poeta a Portelle rimane ancora molto, che siano le pagine del romanzo qui ambientato o la sensazione di trovarsi ancora in un luogo fuori dal tempo. E’ possibile visitarlo su richiesta o in speciali occasioni come le Giornate FAI di Primavera che lo hanno elevato ad uno dei siti più visitati d’Italia.

Una curiosità: dal 2009 chi si reca all’Eremo Dannunziano può lasciare un fiore, magari proprio una di quelle ginestre di San Vito, accanto all’ipogeo che raccoglie le spoglie  della Leoni che qui sono state traslate  dal cimitero del Verano.
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