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Puglia da scoprire: il borgo delle rose

Roseto Valforte accoglie i visitatori più romantici in un trionfo di fiori, boschi e tesori scolpiti nella pietra

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Courtesy of ©Ra Boe/Wikipedia Creative Commons CC BY SA 3.0
Una veduta di Roseto Valforte
Se viene chiamata "città del miele e del tartufo" Roseto Valforte lo deve ai folti boshi che la circondano e alla grande varietà di fiori che l'adornano. Non a caso il borgo deriva il proprio nome dalla rosa canina di cui è ricchissimo. Le rose sono ovunque in questa bella località della provincia di Foggia, adagiata a 650 metri di altitudine su un pendio che domina la valle del fiume Fortore. Sono nel suo stemma e, soprattutto, sono lungo la via principale dove vengono tuttora coltivate. Ogni scorcio di questa piccola località dalle suggestioni mediavali è uno scrigno di tesori e di sorprese da svelare pian piano passeggiando per vicoli e viuzze con la mano intrecciata in quella di una persona speciale. Il lungo passato del borgo, inserito nele circuito dei Borghi più Belli d'Italia, si rivela in tutto il suo splendore, mentre l'incantevole bosco Vetruscelli che incornicia il paesaggio, offre scorci pittorechi che viene voglia di rimanere a conteplare stretti in un abbraccio.

Sarebbe, però, un peccato rinunciare ad andare oltre ed ammirare quanto di bello e prezioso Roseto Valforte ha da offrire. Il borgo, infatti, è caratteristico e ben conservato ed ha saputo mantenere vive le suggestioni medievali che sprigionano dal suo nucleo storico, costituito da l'alternanza di stampo longobardo di vicoli (strettole) più grandi e più piccoli che si dipanano dalla piazza principale, ls piazza Vecchia. Le vie più larghe, sulle quali si affacciano le scalinate delle case, servivano da accesso alle abitazioni, quelle più strette, invece, avevano la funzione di incanalare e raccogliere le acque piovane. Alla fine di ogni vicolo era sistemata una porta che ogni giorno, al tramonto, veniva chiusa per proteggere il borgo.

La piazza è altrettanto pittoresca, con la splendida facciata della chiesa Madre a dominarla. Costruita agli inizi del XVI secolo vanta una preziosa balaustra scolpita in pietra locale da artisti del posto, proprio come i due sarcofagi gentilizi associati, per tradizione, ai nomi di Tuleje e Mmaleje. Alla sinistra della chiesa si erge il Palazzo Macrhesale, anch'esso edificato, proprio come la chiesa stessa, per volere di Bartolomeo III. Proprio di fronte alla chiesa Madre l'Arco della Terra rappresenta quella che era considerata la porta principale di accesso al paese. Guardando in un angolo del muro esterno è possibile scorgere una testa lapidea che raffigurava, probabilmente, uno dei feudatari di Roseto. Proprio su di essa veniva innalzata la bandiera nei giorni in cui il feudatario amministrava la giustizia. Non meno interessante una visita all'antica abitazione, oggi trasformata in oratorio, dell'arciprete De Santis che, nel 1623, porto nel borgo il culto di San Filippo Neri del quale, infatti, si può ammirare un prezioso busto in argento.

E se nel cuore di Roseto si innalza la sagoma della chiesa del Cristo Re, oggi sconsacrata ma un tempo molto frequentata ed intitolata al SS. Corpo di Cristo, per tutto il paese è possibile ammirare quello che, con ogni probabilità, può essere considerato il suo patrimonio artistico più prezioso: le opere degli scalpellini locali che, nel corso dei secoli, con maestria e pazienza, hanno intagliato e cesellato la pietra della vicina cava plasmando portali, colonne e bassorilievi. Opera di artisti locali è anche il quadrante dell'orologio meccanico che campeggia sul campanile della parrocchia, invitando i visitatori a scoprire anche gli altri tesoti che impreziosiscono il borgo e i suoi dintorni e che spaziano dalla caratteristica meridiana che adorna il fronte della chiesa di Santa Maria Lauretana, ai pittoreschi mulini ad acqua, alle fontane ed alle fresche sorgenti che punteggiano i dontorni, ricchi di aree di sosta e da picnic.

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