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Viterbo San Sisto pala di Neri di Bicci

Viterbo: a San Sisto la Madonna che non ti aspetti

Una delle più antiche chiese di Viterbo ospita l’opera meno nota di Neri di Bicci, figura di spicco del gotico toscano quattrocentesco studiata dallo storico d’arte Arduino Colasanti

Pala della Chiesa di San Sisto, Viterbo<br>
© Wikipedia
Madonna con Santi, Neri di Bicci
Tra il Tre e il Quattrocento operò a Firenze una bottega di pittura italiana molto attiva, quella dei Bicci, tutti importanti esponenti del gotico toscano: ai nomi del nonno Lorenzo di Bicci e del padre Bicci di Lorenzo, infatti, si accosta anche quello di Neri di Bicci. Quest'ultimo è sempre stato definito come un pittore di secondo piano della scena fiorentina, ma il suo gusto un po' retrò e la semplice carica devozionale delle sue opere gli hanno sempre procurato una nutrita serie di commissioni da parte di varie chiese ed istituzioni. Sebbene prevaricato dalla luce di artisti d'elite come Domenico Ghirlandaio o Sandro Botticelli, ci fu una discreta diffusione delle sue opere e non solo in territorio toscano.

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Ne è un esempio la Chiesa di San Sisto a Viterbo, dove nella sagrestia si conserva una tavola rappresentante la Vergine in trono con il Bambino, fra San Giovanni Battista, San Girolamo, San Nicola da Bari, Sant'Agostino, Santa Chiara e Santo Stefano. La scena è arricchita dalle figure di quattro angeli, due inginocchiati a mani giunte e due ritti in atto di reggere le cortine che pendono dall'alto. L'architettura semplice e nobile è evidenziata dalla corte quadrata, chiusa da bassi muri rivestiti di marmo e decorati da mezze colonne corinzie e da un cornicione con modanature, fogliette, ovuli e dentelli. Non c'è alcun altra iscrizione se non quella che, in basso, designa i santi rappresentati intorno alla Vergine.

La tavola di Viterbo, come scrisse lo storico d'arte Arduino Colasanti, non è stata mai troppo considerata ma si rivela invece essere una delle migliori opere di Neri di Bicci. Tra le caratteristiche principali che si riscontarono nei tratti del pittore si possono notare il volto esile della Madonna e degli angeli, che mostrano contorni quasi taglienti, la disposizione del manto trasparente che lascia intravedere l'acconciatura, il taglio ondulato delle palpebre socchiuse in cui scintillano in maniera quasi strana le piccole pupille nere, la bocca piccolissima che si incurva verso gli angoli, la capigliatura del bambino che lascia scoperte le tempie e anche il tipo di angeli. Ispirato da alcuni grandi pittori del secondo Quattrocento fiorentino come il Beato Angelico della maturità, Filippo Lippi, Domenico Veneziano o Andrea del Castagno, Neri di Bicci non fu esente da innovazioni, anzi elaborò un suo stile personale le cui caratteristiche sono la semplicità e l'uso dei colori in tonalità sempre vivide, che danno forza e preziosità alle sue opere.

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La Tavola di San Sisto fu commissionata dall'arciprete Gennari tra il 1457 e il 1459 e contrasta in maniera molto efficace con l'ambiente che l'accoglie e l'architettura romanica solenne ed austera: si presenta infatti come un oggetto lavorato minuziosamente all'interno di una cornice rettangolare da cui scaturisce un'aurea luminosità, dove la tendenza all'artificio decorativo rende perfetta la distribuzione degli ori che ritmano con equilibrio e brillantezza l'intera composizione. Lo spazio dove sono inserite le figure pone in risalto l'alta qualità delle decorazioni e la precisione di dettagli tra cui le figurine dei santi schierate verticalmente sulle vesti di Lorenzo, Sisto e Nicola, come se fossero pagine di codici miniati. Anche in quest'opera meno nota, quindi, appare quel senso di eleganza e raffinatezza che mai sono mancate nella quarantennale carriera di Neri di Bicci.

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