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Venezia, il Ponte dei Sospiri non è affatto romantico

Il celebre ponte spesso scambiato per un luogo 'da innamorati' è in realtà simbolo di un destino crudele

Ponte dei sospiri
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Ponte dei sospiri
È una delle ‘celebrità’ veneziane per antonomasia, uno degli scorci che tutti, immancabilmente, vanno ad ammirare quando si trovano nella città lagunare, eppure non tutti conoscono la vera storia del Ponte dei Sospiri, che non è esattamente ‘romantica’ come l’appellativo può indurre a credere. Per molti turisti questo ponte è considerato una sorta di ‘ponte dell’amore’ da mettere sullo sfondo di una bella fotografia di coppia. In realtà i ‘sospiri’ a cui si riferisce il suo nome non sono affatto quelli degli innamorati.

Chi ‘sospirava’?

Il Ponte dei Sospiri è uno splendido collegamento seicentesco in bianca pietra d’Istria, che attraversa il rio di Palazzo e unisce tra loro due iconici edifici della Serenissima: Palazzo Ducale e le Prigioni Nuove. Palazzo Ducale era all’epoca la dimora del Doge, che amministrava la Repubblica, e qui avevano sede gli organi di governo, tra cui la magistratura. Mentre le Prigioni Nuove, com’è facile intuire, erano le carceri realizzate nella seconda metà del Cinquecento. I due edifici, adiacenti ma separati da un canale, furono uniti nel 1614 dal Ponte dei Sospiri. Si tratta di un camminamento coperto, costituito da due corridoi separati, con delle finestrelle alle pareti che permettono di intravedere la laguna e l’isola di San Giorgio in lontananza. Ed è per questa ragione che, in epoca Romantica, venne attribuito al celebre ponte l’appellativo ‘dei sospiri’: non sospiri d’amore, ma di disperazione del prigioniero che percorreva questi pochi metri dicendo addio alla libertà, spesso in modo definitivo.



Le Prigioni Nuove infatti, pur essendo più ‘moderne’ delle carceri ‘vecchie’, erano luoghi malsani, invivibili, da cui difficilmente si poteva uscire e certamente non in buona salute. In origine le prigioni si trovavano in un’ala di Palazzo Ducale che affacciava sul rio Palazzo. Una parte di esse si trovava al di sotto del livello dell’acqua, e prendevano il nome de ‘i pozzi’, che fa capire bene quanta umidità, aria insalubre, mancanza di luce vi fosse: erano ambienti infernali. I ‘piombi’ invece erano celle che si trovavano nel sottotetto del Palazzo, ed erano collegati direttamente alla sala delle torture: il loro nome deriva dai lastroni di piombo che fungevano da copertura, e in questi ambienti venivano incarcerati i detenuti ‘speciali’. Nobili, aristocratici, ricchi, religiosi, venivano relegati qui, in un ambiente più ‘vivibile’ dei Pozzi: tra i più celebri prigionieri dei Piombi ci fu Giacomo Casanova, autore di una rocambolesca evasione.

Come visitare il Ponte dei Sospiri

Tornando al Ponte dei Sospiri, chi lo percorreva stava dunque andando incontro a un destino crudele, ed esalava gli ultimi respiri con vista sulla città lagunare prima di venire rinchiuso in malsane celle per gli anni a venire. Sospiri di angoscia, di terrore, non certo sospiri amorosi come credono molte coppiette poco informate mentre si ritraggono con il camminamento alle spalle.



Per immortalarlo infatti occorre recarsi sul Ponte della Paglia, che attraversa il Rio Palazzo nel punto in cui si tuffa in laguna. Vi si arriva percorrendo la Riva degli Schiavoni, partendo da Piazza San Marco, che si trova letteralmente a due passi. Ma è anche possibile percorrere il Ponte dei Sospiri, che fa parte dell’itinerario di visita di Palazzo Ducale e Prigioni Nuove, davvero imperdibile. A latere della storia più truce, Palazzo Ducale è un capolavoro d’arte, di architettura, un luogo dalla storia straordinariamente ricca. Trovate maggiori informazioni a questo link.


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