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Utopia e nuvole nel Sudafrica di Humandroid

Neill Blomkamp torna a raccontare la sua Johannesburg, una terra da visitare al più presto

Warner Bros.
A 35 anni Neill Blomkamp è sicuramente il regista sudafricano più noto al grande pubblico, sicuramente più del collega (e attore dei suoi film) Sharlto Copley e probabilmente anche del Gavin Hood che dopo aver vinto l'Oscar con Tsotsi (2005) è passato a Wolverine ed Ender's Game. Questo in virtù di soli tre film e grazie a un fil rouge che li unisce e che spesso si svela nelle sue storie come ispirazione, nel bene e nel male: il Sudafrica.

In particolare la sua Johannesburg, città dove è nato e vissuto fino ai 18 anni (prima di seguire la famiglia a Vancouver in Canada) e che è di certo un personaggio importante delle sue creazioni, che gli ha permesso di raggiungere il successo. Sin dai tempi di District 9, distopia allegorica nella quale tornava evidente e forte il tema dell'Apartheid e della segregazione, questa volta ai danni di alieni reclusi in un ghetto alle porte della città.


Una visione cupa della città più popolosa del Sudafrica (e terza dell'Africa subsahariana) che il regista aveva esplorato nei suoi cortometraggi giovanili - Alive in Joburg e Tetra Vaal - e che oggi appare anche in Humandroid (film nel quale troviamo un Hugh Jackman 'cattivo' costretto ormai a qualche accorgimento per le scene d'azione), insieme per fortuna a una attenzione maggiore al contesto cittadino. Finalmente, infatti, un'altra Johannesburg emerge dalle scene del film, fatta di urbanizzazioni ordinate e residenziali, forse troppo ricche - sembra dire la storia, contrapponendo di nuovo classi troppo distanti e stili di vita anche drammatici - ma certo piacevoli alla vista.

Ma in fondo, è evidente, una speranza c'è sempre, anche nel cinema di Blomkamp. Non solo divisione tra classi superabile con l'eversione, né paradisi riservati a pochi (come quello di Elysium, il suo secondo film), ma anche la bellezza che dagli anni bui continua ad arricchire la città, dall'imperdibile e simbolico quartiere di Soweto e il suo Museo dell'Apartheid a un tessuto urbano dal quale emergono le variopinte Cooling Towers coperte di graffiti… E per chi avesse voglia di spaziare, un vero must è il Blyde River Canyon (il terzo canyon più grande del mondo).

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