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Calabria: cosa nasconde l'insolito museo di Mammola

Il Parco Museo Santa Barbara, nel cuore dell'Aspromonte, sorge sui resti di un antico monastero basiliano

MuSaBa
©MuSaBa - Parco Museo Laboratorio
Parco del Museo di Santa Barbara
All’interno della provincia di Reggio Calabria si estende il Parco Naturale dell’Aspromonte, un’area  protetta che prende il nome dall’omonimo Massiccio e che ospita non solo meravigliosi scenari naturali, ma anche borghi che vantano una storia antica e meritano una visita particolare. Tra questi spicca Mammola, apprezzato centro turistico, artistico e gastronomico del versante Jonico, splendidamente posizionato tra il mare e la montagna. Le sue origini risalgono ai tempi della Magna Grecia, e il centro storico conserva ancora intatta la sua struttura urbanistica di stampo medievale caratterizzata dalle viuzze strette e le piccole case. Oltre a varie chiese, ai palazzi gentilizi, al vecchio  mulino ad acqua e alle due piazze principali, Ferrari e Magenta, l’altra attrazione da non perdere è il Parco Museo Santa Barbara. 

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Si tratta di un parco museo laboratorio sviluppato intorno ai resti di un antico monastero del X secolo che si trova ad un paio di chilometri dal centro abitato e che ogni anno richiama centinaia di artisti  da tutte le parti del mondo che accorrono per partecipare a mostre ed iniziative culturali. Il museo all’aperto è improntato su un principio di presidio attivo: qui, infatti, si ha la possibilità di rilevare differenti tipologie di presenze che sono restaurate e conservate e che permettono di vivere un vero e proprio viaggio attraverso le popolazioni che hanno frequentato queste aree. A questo si aggiungono le opere degli artisti contemporanei, con una ricchissima collezione composta pitture, disegni e grafiche. Contributo principale è quello dato da Nik Spatari, pittore, scultore, architetto nonché ideatore del Parco, autore di numerose opere all’interno di luoghi di culto calabresi e noto anche per essere stato collaboratore di Le Corbusier.

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E’ suo il grande affresco tridimensionale, intitolato Il Sogno di Giacobbe, lungo 14 metri, largo 6 ed alto 9, che si estende nell’abside e nella volta dell’ex chiesa di Santa Barbara e che rappresenta tutta la vita di Giacobbe. La tecnica adoperata da Spatari è una sua invenzione: le figure sono ritagliate su fogli di legno leggero, prima dipinte e poi applicate come rilievi sospesi nell’aria. Dei personaggi biblici, l’autore ha sempre prediletto Giobbe, l’uomo abbandonato da Dio e dagli uomini, e Giacobbe, l’uomo ossessionato dal doppio. Si nota l’attenzione per l’anatomia nella folla di personaggi che animano il sogno, uomini e don-ne che raccontano la nostra storia e in cui sono ben evidenziati i muscoli, i tendini, lo slancio delle membra, i corpi tesi e dinamici che sprigionano energia. Cosi come si nota l’uso di tutti colori della natura, i fondamentali e i complementari. Giacobbe ha le stesse fattezze di Spatari, con la sua imponenza, la barba, la malinconia e la dolcezza nel viso reclinato.
 
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