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Milano Basilica di Sant'Eustorgio Cappella Portinari

Milano: cosa nasconde la Basilica di Sant'Eustorgio

La chiesa milanese conserva opere preziose che vanno viste nel dettaglio e custodisce un’antica leggenda dove protagonisti sono i Re Magi

Affresco della Basilica di Sant'Eustorgio
©Giovanni Dell’Orto /Wikipedia
Milano, Basilica di Sant'Eustorgio: affresco della Cappella Portinari. Il Miracolo della falsa Madonna
Tra le opere artistiche della capitale lombarda troppo spesso trascurate un posto di rilievo lo occupa la Basilica di Sant’Eustorgio, affacciata sull’omonima piazza nei pressi di Porta Ticinese. L’edifico religioso si presenta agli occhi dei visitatori con la sua mole in cotto: è una chiesa dal passato paleocristiano, ricostruita in età romanica ma interessata anche da aggiunte medievali e rinascimentali. Conserva al suo interno opere preziose e la sua storia antica narra di una leggenda secondo la quale qui si fermò il carro trainato dai buoi che trasportava le reliquie di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, i Re Magi. Il Vescovo Eustorgio, che le aveva ricevute in dono dall’imperatore Costante, interpretò questo evento come un segno e decise di edificarvi una basilica, che tutt'oggi è sede delle celebrazioni durante l’Epifania.

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Ma si racconta anche che nel 1162 Federico I, detto il Barbarossa, portò le spoglie a Colonia e che i milanesi riuscirono a trafugarle e a metterle in salvo poco prima. Leggende a parte, entrando in basilica si nota subito come le cappelle laterali testimoniano la presenza di personaggi illustri e di pittori che si sono succeduti nel corso dei secoli all’interno di queste mura. Tra le innumerevoli opere che meritano una visita approfondita spiccano il il monumento funebre di Stefano Visconti, affreschi di artisti lombardi del 1300, la Cappella dei Mago e la Leggenda dei sette dormienti, affresco datato 1578. Ma la vera protagonista è la Cappella Portinari, costruita nel 1462 per il nobile Pigello Portinari, procuratore del banco Medicaeo a Milano, considerata tra le opere più belle del Rinascimento milanese. La cappella, a pianta centrale e composta da due vani a pianta quadrata sormontati da cupole, costituisce la più evidente testimonianza dell'applicazione dell'architettura di stampo fiorentino nella Milano del Quattrocento.

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Il ciclo di affreschi che ornano le pareti sono un capolavoro di Vincenzo Foppa, e comprende l’Annunciazione sulla parete frontale, l’Assunzione della Vergine sulla parete d’ingresso, il Miracolo del Piede risanato e il Martirio di San Pietro Martire sulla parete a sinistra e il Miracolo della nube e il Miracolo della falsa Madonna su quella di destra. Nelle opere di Foppa prevale un gusto per il racconto semplice ma efficace e comprensibile, ambientato in luoghi realistici con personaggi che riportano alla quotidianità, come volevano i Domenicani che fecero costruire il convento. Nei pennacchi, all'interno di quattro oculi, si possono ammirare i quattro padri della chiesa: San Gregorio Magno, San Gerolamo, Sant'Ambrogio e Sant'Agostino, mentre sull'altare è visibile il ritratto del committente Pigello Portinari, inginocchiato davanti a San Pietro Martire. Il campanile, alto 75 metri venne costruito agli inizi del 1300, mentre i due chiostri oggi sono la sede del museo diocesano all’interno del quale è possibile ammirare sculture, pitture ed arredi sacri di un periodo che va dal IV al XIX secolo.
 
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