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Carmignano Pieve di San Michele e San Francesco Visitazione di Pontormo

Toscana: a Carmignano la tavola snobbata dal Vasari

Vicino Prato la Pieve di San Michele conserva la Visitazione, dipinto di Jacopo Carrucci meglio conosciuto come Pontormo

Pieve di San Michele e San Francesco: Visitazione<br>
© Wikipedia
Pontormo, Visitazione
Leggenda narra che nel 1211 San Francesco, giunto predicando fino a Carmignano, piccolo comune toscano adagiato tra le colline in provincia di Prato, abbia ricevuto in dono dal comune un terreno, sul quale Bernardo da Quintavalle, il suo primo e fedele seguace, fece edificare un piccolo convento con oratorio. Quel piccolo convento è diventato, nel corso dei secoli, la Pieve San Michele e San Francesco che possiamo ammirare oggi, seppur danneggiata e ampliamente modificata rispetto alla struttura originaria: l’edificio si presenta con il tipico modello di chiesa francescana sobrio, casto e severo, formato dalla grande navata centrale e dalle cappelle absidali.

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E’ qui che si può ammirare, tra i vari affreschi del XV-XVII secolo tra cui la tela del pittore Cosimo Lotti che raffigura la Madonna col Bambino tra i Santi Domenico, Pio V, Caterina da Siena e Caterina d’Alessandria, un dipinto di Iacopo Carucci, meglio conosciuto come il Pontormo. Si tratta della Visitazione, risalente al 1530 circa, in cui sono rappresentate Maria ed Elisabetta nell’atto di scambiarsi pensieri e messaggi tramite la forza dei loro sguardi, assistite da due ancelle. Maria, incinta, si reca infatti a far visita ad Elisabetta, anche ella in attesa del suo primogenito, Giovanni Battista. Quello che colpisce è che il pittore, discostandosi dalla tradizione, anziché accentuare gli aspetti intimi ed affettuosi dell’episodio offre più spazio al senso del mistero che circonda queste due eccezionali maternità, facendo vivere a chi guarda la trepidazione con cui le due donne accolgono nel proprio grembo, fisicamente e spiritualmente, la realizzazione della volontà divina.

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A sottolineare questi due straordinari eventi sono non solo i due grandi corpi che occupano quasi tutto lo spazio, ma anche la luce limpidissima che li investe e sottolinea i colori rendendoli più accesi, la trasparente chiarezza dei volti, i panneggi che si gonfiano quasi per una loro vita autonoma. Dietro, le due donne misteriose sembrano catturare l’attenzione dell’osservatore con il loro sguardo fisso, quasi a farlo immedesimare nell’evento sacro: e proprio i loro sguardi enigmatici e sospesi, astratti dalla scena, quasi stridono con quelli sereni che si scambiano le due protagoniste con Maria, che, grazie al suo arrivo, rischiara il sorriso e la fronte dell’anziana cugina, preannunciando l’arrivo di un tempo di luce. La tavola stranamente non fu mai citata dal Vasari, contemporaneo del pittore e perciò ben informato: questo ha destato inizialmente qualche dubbio, ma in seguito fu ritenuta all’unanimità opera del Pontrono e accostata cronologicamente alla Deposizione di Santa Felicita per vicinanza stilistica.

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