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Lombardia Milano Vuolvino altare di San'Ambrogio

Milano, il sarcofago d’oro di Vuolvino

E’ uno dei gioielli di oreficeria più insigni del periodo carolingio: l’Altare di Sant’Ambrogio è completamente ricoperto d’oro

Altare d'oro di Sant'Ambrogio<br>
© Giovanni Dell'Orto /Wikipedia
Milano, Sant'Ambrogio: Altare di Vuolvino
Quando si visita Milano si va subito in Piazza Duomo, per le vie dello shopping o al Castello Sforzesco. Chi ha qualche ora in più da dedicare all’arte, fa bene a recarsi anche nella seconda chiesa più importante della città, quella dedicata al Patrono, Sant’Ambrogio. Non tutti sanno che questo gioiello dell’epoca paleocristiana e medievale, una delle più antiche chiese della città, custodisce numerosi capolavori tra cui il meraviglioso altare principale, autentico gioiello dell’oreficeria di epoca carolingia.

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Realizzato tra l’824 e l’859 in legno a cui sono state sovrapposte lastre d’oro e d’argento dorato, pietre preziose e smalti, è collocato sotto un ciborio coevo a rappresentare vistosamente la presenza delle reliquie dei Santi Gervasio e Protasio e dello stesso Ambrogio, che però sono collocate al di sotto e sono visibili da una finestrella sul lato posteriore. L’opera è firmata da Vuolvino, orafo germanico, ed ha la forma di un sarcofago sulla cui fronte anteriore sono narrati gli episodi della vita di Cristo, mentre in una formella al centro l’autore ritrae se stesso nell’atto di essere incoronato da Sant’Ambrogio, ed in un’altra raffigura il vescovo committente dell’opera, Angilberto II, che offre il modello dell’altare al Santo. Nello stesso lato viene articolato il racconto della vita di Sant’Ambrogio: sarebbe sulla fronte posteriore, che seppure rivolta al clero e all’abside, è in realtà il lato principale.

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Lo stile di Vuolvino è un perfetto esempio del gusto classicheggiante dell'arte carolingia, ma si distingue comunque per il sapiente equilibrio nella composizione e per il rapporto tra pieni e vuoti molto calibrato: la chiarezza della narrazione, i particolari dei paesaggi semplici ed essenziali, le forme salde, tondeggiati e i contorni limpidi, la freschezza nel tratteggiare le figure e nel rendere il movimento sono tra le caratteristiche principali di Voulvino, a cui si aggiunge la particolare cura per i piccoli oggetti apparentemente insignificanti che riguardano la vita di tutti i giorni, come le ciabatte del santo, nella scena che rappresenta il suo sogno. Le quattro facce laterali sono decorate da pannelli scolpiti con la tecnica dello sbalzo e solo i due lati minori non sono suddivisi in riquadri figurati, ma presentano delle croci.

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Sui due lati maggiori, le formelle figurate sono separate fra loro da ricche cornici decorate con raffinati motivi a filigrana tipici dell’arte longobarda, e impreziosite con pietre di grande valore incastonate in vari punti e placchette multicolori, soprattutto bianco, turchese, blu e rosso che sono i colori tipici della Lombardia. C’è una curiosità legata ad alcune scene, come quelle della Conversione di un ariano e dei Funerali di San Martino: sono infatti da leggersi nel quadro di una forte polemica antiariana, un’eresia che sconvolse il mondo cristiano per tutto il periodo altomedievale, specialmente nell’ambito dei popoli barbari convertiti. Controversie a parte, l’Altare di Sant’Ambrogio rimane comunque una delle opere di oreficeria più insigni del periodo carolingio e addirittura di tutto il Medioevo.

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