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Sicilia: 4 cose da sapere sui papiri di Siracusa

Sulle orme dell'antica pianta che rappresentò una vera e propria rivoluzione nel campo della scrittura in Egitto come in Sicilia

Pianta di papiro a Siracusa
Courtesy of©Bepsimage/iStock
Pianta di papiro a Siracusa
LA TRADIZIONE Il Papiro ha origini alquanto antiche, fin dal III millennio a.C se ne sente parlare ma, per quel che concerne lo stivale, la prima testimonianza certa sulla presenza della pianta in Sicilia risale al 1674 e fa riferimento a Siracusa, l'unico territorio in Europa dove cresce, lungo le sponde del Ciane, la più grande colonia di papiri. A quanto pare però le origini di questa presenza in terra siciliana sono piuttosto incerte: tante le scuole di pensiero, c’è chi pensa che sia una pianta autoctona, chi invece sostiene che sia stata importata da Tolomeo d’Egitto e chi dagli Arabi ma ciò che risulta chiaro è che questa pianta, nota ai Siracusani con il nome di "Pappera", "Pampera" o "Parrucca" per la folta chioma, se in un primo momento veniva utilizzata dai pescatori siracusani per intrecciare corde o dai contadini per legare i covoni, a partire dal XVIII secolo venne impiegata per la produzione di carta da papiro. I meriti probabilmente vanno a Saverio Landolina ovvero colui che, semplicemente seguendo quanto scritto da Plinio il Vecchio nell'opera "Naturalis Historia", riuscì a fabbricare i primi fogli papiracei arrivando a un successo tale che l’attività venne seguita da molte famiglie tanto da divenire il simbolo della città dandole lustro e notorietà a livello internazionale.

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LE CARATTERISTICHE La realizzazione della carta Papiro è un processo lungo e consistente che, gelosamente, si tramanda di parte in figlio seguendo ancora oggi gli antichi procedimenti usati dagli Egizi. Tutto parte dalla raccolta dei fusti adatti alla fabbricazione che vengono selezionati con cura in base a quelle che sono le loro caratteristiche: una volta reperito il materiale si procede con la lavorazione, il fusto viene tagliato a tronchetti scartando la parte corticale mentre, quella interna, si taglia a listelli che, dopo essere stati a mollo in acqua e sali minerali per circa 12 ore, vengono lavorati. Il materiale, steso su un supporto rigido come un legno, viene organizzato su due strati di listelli, prima in orizzontale e poi in verticale, inserendo un tessuto di mezzo che deve essere rigorosamente di fibra naturale; successivamente il tutto viene sottoposto a una pressa, per intere giornate, affinché si elimini tutta l’acqua, preoccupandosi di sostituire continuamente i tessuti bagnati con quelli asciutti. Una volta pronto il foglio, prende vita un prodotto resistente su cui è possibile incidere documenti di ogni sorta, attestati, disegni o anche accessori come paralumi, sotto bicchieri etc.
 
IL TERRITORIO All’interno di un antico convento barocco, sito in quel di Ortigia, a partire dal 2014 si trova il Museo del Papiro “Corrado Basile” aperto in realtà dal 1989 e gestito dall’Istituto Internazionale del Papiro. Il museo si occupa dello studio, della conservazione e della divulgazione delle testimonianze sulla cultura legate a questa pianta, vero e proprio contenitore di sapere e, nonostante le sue esigue dimensioni, è in grado di racchiudere materiale di grande interesse scientifico e culturale. Al suo interno è infatti possibile conoscere tutto ciò che milita intorno al fantastico mondo del papiro scoprendo dettagli sulla sua produzione, la conservazione e il restauro senza tralasciare il laboratorio didattico e la collezione di papiri antichi.

INDIRIZZI Nella città di Siracusa vi sono rimasti pochi artigiani che ancora oggi riproducono la carta di papiro manualmente così come si lavorava in passato mettendo a disposizione del turista e del curioso tutto ciò che concerne quest’arte: ne è un esempio l'Angolo del Papiro, un laboratorio-museo gestito da Angelo Mortellaro che, ereditando la passione dal nonno, ha dato vita a questa attività che, oltre a fabbricare la pregiatissima carta Papiro, vanta di una vastissima piantagione di Papiro sita nei pressi del Parco Archeologico "Neapolis" dove è possibile osservare la pianta nel proprio habitat naturale ricreato in circa 13.000 metri quadrati di oasi, di cui solo 2.000 dedicati al papiro, ascoltando le spiegazioni da parte del personale intento a fornire una descrizione storico-biologica della pianta.
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