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Bosa San Pietro extra muros

Sardegna: cosa nasconde la Chiesa di San Pietro extra muros di Bosa

L'edificio di culto nella località campestre di Calamedia è la chiesa romanica più antica della Sardegna

Bosa, chiesa romanica
©Di I, Sailko, CC BY-SA 3.0, Wikimedia Commons
Bosa, San Pietro extra muros
Bosa è da molti considerata una delle mete più affascinanti della Sardegna: con il suo straordinario centro storico e la costa incontaminata, è un luogo da non perdere per chi si reca nella provincia di Oristano. Sorge sul fiume Temo, l’unico navigabile dell’isola, ed è famosa per la lavorazione e l’esportazione del corallo e per la lavorazione dei tessuti, per i ricami e i cesti intrecciati. Numerose sono le attrazioni artistiche tra cui il Castello dei Malaspina con la Chiesa di Nostra Signora di Regnos Altos, i palazzi nobiliari con le facciate decorate e le piazze che si aprono tra le stradine acciottolate. All’ingresso di Bosa, percorrendo verso sud circa un chilometro lungo il corso del Temo, si arriva alla Chiesa di San Pietro extra muros, l’edificio romanico più antico della Sardegna.

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Si erge nella località campestre di Calamedia, un sito abitato fin dall’epoca fenicio-punica. L’edificio è il risultato di un lungo processo edilizio che si svolse in almeno tre fasi diverse. La porzione più antica è datata all’XI secolo, tra il 1062 e il 1073, come risulta dall’epigrafe marmorea di consacrazione; al XII secolo si attribuiscono la tribuna con una nuova abside, la torre campanaria a base quadrata rimasta incompiuta e probabilmente i muri perimetrali. Intitolata ai Santi Pietro e Paolo, si presenta in rossa trachite con la facciata a salienti, ovvero con la successione di spioventi posti a differenti altezze, risalente al XIII secolo.

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Un’arcata mediana incornicia il portale dove l’architrave è scolpito con un motivo a finte logge, con archetti su colonnine tortili che ospitano bassorilievi raffiguranti la Madonna col Bambino al centro, l’Imperatore Costantino a sinistra e Pietro e Paolo ai lati. Non è causale il fatto che l’edicola più grande sia quella centrale, ossia quella con la Vergine e il Bambino, a cui si vuole dare maggiore risalto: si può infatti notare anche la maggiore evidenza data alle colonne. L’interno è a tre navate, scandite da archi a tutto sesto su pilastri rettangolari. La navata mediana è coperta con tetto in legno, mentre quelle laterali sono voltate a crociera. L’illuminazione interna è garantita da una serie di finestre aperte nelle pareti sovrastanti il tetto delle navate minori e da alcune monofore nell’abside.

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