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Sant’Andrea: il fortino di Venezia semi-abbandonato

Il Forte di Sant’Andrea è una costruzione cinquecentesca che proteggeva la Laguna dagli invasori, interessantissimo esempio di architettura militare della Serenissima da rivalorizzare

Fortino Venezia<br>
Wikimedia Commons
Forte di Sant'Andrea
Il patrimonio artistico, culturale, architettonico di Venezia è uno dei più vasti al mondo. La città lagunare racchiude in pochi chilometri quadrati veri tesori della progettazione, talmente tanti che alcuni di essi rimangono nell’ombra, pur rappresentando una interessante fetta di patrimonio italiano. E’ questo il caso del Forte di Sant’Andrea, una fortificazione cinquecentesca situata sull’isola lagunare che gli dà il nome, interessantissimo esempio di architettura militare della Serenissima.

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Il forte fa parte del sistema difensivo della laguna, e sorge sulle rovine di un antico torrione non più sufficiente a proteggere la città da un’eventuale flotta nemica. Sant’Andrea aveva la funzione di impedire l’accesso da uno dei punti più pericolosi sul mare aperto, ed è con questo scopo che venne incaricato l’architetto Michele Sanmicheli di progettarlo. Si trova su uno scanno, isola sabbiosa stretta e lunga tipica del paesaggio lagunare, e sorge di fronte al Lido, dove si collocava il dirimpettaio San Niccolò, fortino che assieme a Sant’Andrea fungeva da sbarramento alla laguna grazie ad una serie di tecniche che avrebbero impedito a qualsiasi galeone di penetrare senza permesso, come le cannoniere a pelo d’acqua, o le aperture del bastione posizionate in modo da permettere di scorgere (e colpire) facilmente la linea di galleggiamento di un’imbarcazione nemica.

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Dal punto di vista architettonico l’edificio ha la forma di un esagono schiacciato, e come corpo centrale si trova il bastione costruito sulle rovine del precedente. Al suo interno una casamatta custodiva le munizioni, e al centro di essa un corridoio collega al cortile interno, mentre l’accesso ufficiale era sul retro affacciato su un canale. La facciata frontale era pesantemente guarnita di artiglieria con numerosi angoli di tiro, ed è proprio essa a rappresentare la testimonianza più interessante dell’architettura del fortino. Due archi laterali abbracciano il portone centrale, e una lapide che inneggia alla Battaglia di Lepanto sorge sul bastione decorato con il Leone di San Marco. Alla sua sommità, una grande terrazza che, si presume, fungesse da cisterna di raccolta per le acque. Una delle sfide costruttive più impegnative riguardò le fondamenta, che negli anni, restauro dopo restauro, vennero rinforzate con un terrapieno artificiale ancora oggi visibile.

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Il Forte di Sant’Andrea rappresentò un vero vanto per la Serenessima, orgogliosa di mostrare le proprie capacità di difesa, una sorta di biglietto da visita di una città ricca, prospera, prestigiosa, che si dotò di un portale maestoso ed elaborato per comunicare al mondo la propria inattaccabilità. Dal forte furono sparati colpi soltanto una volta, sul finire del ‘700 e della Repubblica, ma negli anni, oltre a continuare la sua opera di dissuasione, diventò una caserma e una sorta di carcere dove si tenevano i prigionieri che si voleva mettere a tacere: uno su tutti, Giacomo Casanova, qui rinchiuso nel 1743.

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Purtroppo ad oggi il forte è raggiungibile solo con imbarcazioni private e non ha alcuna funzione pubblica: giace in stato di semi-abbandono.
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